.
Annunci online

girmi2
giovane. impiccione.risucciato.ma,imperiese 2
 
 
12 dicembre 2009
alcune foto da "one more time" E LE 10 DOMANDE "SERIE" AL SINDACO DI IMPERIA BY GUIDO ARCI CAMALLI
"girmiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii girmiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii


ricordati che devi rendicontare la tua vitaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
"



così inizia il mio blog con allegria energia


le dieci domande a paolo  strescino domande serie ovvio


1) come stata esperienza in kosovo con sprofondoimperia?


2) lei è una buona formetta ? mangia tanto?

3) è di oneglia o di porto maurizio?

4) da quanto non mangia la pasta al pesto?

5) chi mette i pinoli o senza pinoli?

6) Lei è contento della sua città?

7) chi vorrebbe come consigliere di opposizione al suo fianco?

8) ma a lei piace più la buridda o la pasta al pesto?

9) si è mai chiesto perchè l'autunno è freddo?

10) le piace il natale?


F:tante domande serie girmi non credevo

GIRMI:visto son un tipo serio io mica con te

 G:o son membro del direttivo " eliminiamo gli spazi vuoti"

GIRMI:ah una bella associazione di che si occupa?

G:ma noi riempiamo con il cemento gli spazi vuoti visto il nuovo porto DI IMPERIA?

GIRMI:si ho notato ma presto diventerete partito?

R:beh lo siamo già


passano i giorni e una notizia sconvolge opinione pubblica una voce dal basso dice:

B:cribbio sempre al ultimo vengo a sapere le cose sti comunisti del arci guernica invitano Haidi Giuliano e non dicono nulla

girmi:beh sior presidente se vuole il 19 ci son i cyrca al arci camalli, guardi sulla bacheca dei camalli

oppure al caffè del porto.......


rispose seccato il sior presidente

B:cribbio non mi si avvisa più di nulla


Naturalmente si scherza e si gioca ma per alcuni le cose che scrivo son serie mi si fà pure pubblicità grazie troppo onore.


saluti gli ILLUMINATI DELLA SETTIMANA PREMIO SPECIALE INSERITO DAL ASSOCIAZIONE

"ti voglio nudo girmi...... se no ti rivesto io"

QUESTA SETTIMANA VANNO A PAOLO PETRUCCI E GIOVANNI VASSALLO





beh apparte gli scherzi eccovi due foto di Dolcedo E di one more time




GIRMI:ma è ONE MORE TIME VERSIONE FORMICHE?

NO STUPIDO, IMBECILLE è DOLCEDO



CHE FORTE UAUUUU




SEMPRE DOLCEDO HIHI



ECCO ONE MORE TIME

F:GIRMI SEMPRE A FOTOGRAFARE BELLE DONNE ABBASSA LO SGUARDO

GIRMI:MI SCUSI SIOR PRESIDENTE DEL ASSOCIAZIONE

" OGGI PESTO PER TUTTI"




OHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH




UHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH



GIRMI:MA ALLORA SEI FROCIO GIRMI?

G:NO MI SCUSI PRESIDENTE DEL ASSOCIAZIONE

"VOGLIO PIù LIBERTà PER MANGIARE I FAGIOLI"








permalink | inviato da girmi il 12/12/2009 alle 15:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 dicembre 2009
c'è hai vita mia? by guido arci camalli one more time alle grotte abruzzo quale verità?
girmi: visto che giornata di sole

guido arci camalli:  mah però se piove?

G:che rugna sei ufffffff

R:producimi il tuo rendiconto girmi

GIRMI:beh che devo dirti, anche oggi il sole splende nel cielo, l'autunno stà per finire e IMPERIA città di mare, di pescatori, di sorrisi, allegrie vive la sua ennesima giornata

SO FIGA:sei un poetà girmi ma nun te la dò hihi so figa e nun te la dò prrrrrr

GIRMI:ah grazie sei gentile grazie

SO FIGA:prego girmi sei un impostore in realtà sei in a calcutta di la verità

GIRMI:ebbene si son a calcutta a pregare che tutto il mondo cerchi pace o mi cerchi hihi


B:tranquillo cribbio tranquillo ti cerco io

GIRMI:sior presidente, che ne pensa del senso della vita lei tutto può, lei che con un dito difende i giusti e i poveri

B:cribbio ora ti denuncio senza partire dal via del monopoli

R;e la tua frase preferita di oggi?

" girmi deve accendere il camino, girmi non deve frullare per le casse dei bar, girmi deve essere triste e senza sorriso, girmi parla con gli acquiloni, con i bimbi della povertà moderna"

G:che palle non frega a nessuno non lo sai?

NATURALMENTE SCHERZO OVVVIO


GLI APPUNTAMENTI DEL WEEK END


CHI RICORDA ONE MORE TIME


NATURALMENTE ANDATE ANCHE AL ARCI CAMALLI, ARCI GUERNICA, ARCI BRIXTON

NON VI MANGIANO HIHI SON SOLO COMUNISTI HIHI



CAVOLI SI MI RICORDO QUELLA FATTA QUEST'ESTATE





SI ME LA RICORDO CAVOLI  SI SI MA LE HAI FATTE TE STE FOTO?

NO MIO NONNO HIHI





BEH DOMANI VI ASPETTA ALLE GROTTE PER LA PARTE INVERNALE  





fonte

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=83437&sez=HOME_INITALIA


L'AQUILA (7 dicembre) - La zona rossa dell'Aquila sà violata per tenere mercoledì un consiglio comunale straordinario aperto a tutte le altre istituzioni, «finalizzato a portare lo sguardo sullo stato reale dei fatti: 20.000 persone ancora sfollate e senza casa; 18.000 cittadini assistiti da cassa integrazione e altri ammortizzatori che termineranno il 31/12; attività imprenditoriali e professionali pressochè ferme».

L'assemblea civica è stata convocata dal presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, e si terrà alle 9.30 a Piazza palazzo, davanti al Municipio, nel cuore della zona rossa assolutamente impraticabile.

Ici sulle case distrutte. L'iniziativa è a supporto della manifestazione organizzata per il giorno dopo davanti a Montecitorio per protestare contro la Finanziaria che prevede il ritorno al pagamento delle imposte e la restituzione del 100 per cento di quelle sospese da aprile scorso già dal giugno 2010, oltre al pagamento dell'Ici anche sulle case distrutte. «Si deve sapere - si afferma in una nota dell'Assemblea degli amministratori locali tenutasi oggi - che i nostri centri storici, fulcro sociale ed economico, sono in condizioni peggiori rispetto al 6 aprile. Le nostre sono città fantasma. Abbiamo saputo finora dire grazie per quello che è stato fatto, ma non è tutto a posto come vorrebbe il messaggio inviato da questo Governo. Con la linea adottata oggi si decreta definitivamente la morte di questo territorio. Chiediamo un trattamento fiscale adeguato all'entità della tragedia e riaggiornato a quello riservato ad analoghe vicende nel passato e dallo stesso Governo per Marche, Umbria e Molise».

Il ritorno nella zona rossa. Sono tornati nei loro appartamenti che avevano lasciato la notte del 6 aprile, ma solo per denunciare le precarie condizioni in cui versa l'intero quartiere della Banca d'Italia dove nonostante l'inagibilità di numerosi edifici è stata tolta la zona rossa. «Abbiamo così perso tutti i nostri diritti di assistenza - spiegano i residenti - per questo siamo tornati qui per dimostrare che allo stato attuale è impossibile abitare in questo quartiere e peraltro rischioso».

Alcune abitazioni sono state dichiarata "A" e con conseguente perdita della possibilità da parte dei residenti di un nuovo alloggio antisismico messo a disposizione della Protezione Civile. «Non sappiamo più cosa fare - spiega Alessandro Sion - siamo costretti a viaggiare ogni giorno dalla costa e, per lavorare, delle volte sono persino costretto a pagarmi di tasca mia una stanza d'albergo». Nonostante la zona sia stata dichiarata "verde" attualmente non è possibile entrare per persone che non siano residenti.

L'unico accesso è sorvegliato da un posto di blocco dell'Esercito. «Del resto - spiega Italo Sion - hanno persino cambiato le nostre chiavi d'accesso del portone e quindi è impossibile arrivare qui nelle ore notturne. Siamo a conoscenza - ha proseguito - di un atto della Banca d'Italia, inoltrato a Comune e Protezione Civile, in cui si dice che in tutto il quartiere non esiste solo un appartamento abitabile, stiamo cercando di entrare in possesso di questo documento». Nel quartiere ci sono circa 180 appartamenti.

Il 10 dicembre appuntamento da Fini. Una manifestazione a piazza Montecitorio, giovedì 10, e richiesta di incontri con il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e i capigruppo della Camera per discutere la modifica dell'emendamento che vuol far restituire ai terremotati aquilani le tasse non versate durante l'emergenza e il ritorno al pagamento ordinario dei tributi. Lo ha deciso l'assemblea di amministratori pubblici, consiglieri regionali e parlamentari. Nel caso in cui l'emendamento non venisse modificato «sarà disobbedienza civile, cioè evasione collettiva per incapacità economica da catastrofe naturale», è emerso dall'assemblea che era stata convocata dalla presidente della Provincia dell'aquila, Stefania Pezzopane.

Bertolaso: niente tasse nel 2010. Le tasse per gli abruzzesi colpiti dal terremoto del 6 aprile saranno sospese anche nel 2010; il provvedimento sarà inserito in un decreto legge che il Governo sta predisponendo. È questa la notizia che decine di migliaia di terremotati speravano di ricevere e che temevano di non sentire mai, vista la Finanziaria in corso di approvazione. Invece, nel pomeriggio, dopo che un'assemblea di amministratori locali aveva programmato manifestazioni davanti a Montecitorio e un consiglio comunale nella zona rossa, ecco l'annuncio del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso: «Spero di aver così tranquillizzato i nostri amici aquilani ai quali ancora una volta stiamo dando prova di grande serietà e coerenza».





permalink | inviato da girmi il 10/12/2009 alle 13:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
7 dicembre 2009
NOVITà DI LUNEDI? GAI SABER IN CONCERT 2009/10 DAJEEEEEEE

adoro questa frase chissà come mai:



dicesi anti blog es: imperiaparla scrive, subito viene censurato, es servellu scrive subito oscurato, es girmi spammato, es travajiu chiuso, es. alza la testa chiuso e poi riaperto, es black sail, attenti tanti piccoli blogger che come me scrivete, non scrivete mai offese, attenti picoli blogger, però non scrivete neanche balle, visitate, girmi, imperiaparla, blacksail, il blog di giorgio montanari,servellu

,punto g."DEMIN"


7 Dicembre 2009


caro girmi  ti scrivo da una città nota come imperia, nel corso del anno ho notato il tuo blog e lo proposto al premio " l'impiccione 2009" le motivazioni la tua nota impiccioneria spero tu accetti di partecipare al concorso con affetto la tua coscienza malata.



GIRMI: è un premio che mi onora  essendo il primo a lanciare questo premio o per meglio dire la mia coscienza


t: ma oggi c'era il nebbiun?


girmi: si colpa dei fumi della pittura della nuova talpa e l'orologio di barcheto

"sti comunisti"


t:  è lunedi? che ci proponi oggi


girmi: una frittata di cavoli miei, farcita con centrale  a biomasse , il tutto con  salsa di  depuratore


f: tu la mangi, io no


girmi: ma è una bontà che tutta barcheto e le feriere gusterà


f: non dire fesserie girmi


girmi: non le dico, fiolo, non le dico è una ricetta che ci invidierà tutto il ponente


g: ma hai sempre voglia di scherzare, non vedi che c'è bisogno di un illuminazione

girmi: è vero buddha mi chiama a se ohhhhhhhhhhhhhhhhhmmmmmmmmm, ohmmmmm, ohmm


g: ma che hai capito scemmu, un illuminazione, delle strade del mondo, un senso della pace che non  c'è.


girmi: ah quello chiedere a sior berlusca lui può, lui sa lo trovate al numero 777 del televideo

ah: ah


ma: ma tu solo di politica ci parli, della gente di imperia?


girmi: adorati concittadini, popolo di  ineja, si è deciso di alzare il muro della risata, della solidarietà, della speranza e cosa più utile, il muro ove giustizierò, personalmente i disertori, coloro che van contro il sacro feudo, dopo le 8 di sera, chi oserà, urlare " voglio miss italia 2010" sarà punito severamente, con un giorno di duro lavoro, nei poderi del nostro re GUIDO ARCI CAMALLI

ehm: ehm ma girmi ti droghi?


girmi: no ieri ho bevuto ACQUA


T:NOVITà NEWS?


GIRMI:SI IL  NEBBIUN, LA MIA CAGNETTA CHE ABBAIA è LA CENSURA ALLE MIE LAMENTELE


T:LAMENTELE?


GIRMI:SI SI OGGI NON POSSO NEANCHE LAMENTARMI..........................



13 DICEMBRE 2009


Centro Storico di Introbio (Lc)

dalle ore 8


In occasione del tradizionale MERCATINO NATALIZIO SOTTO LA TORRE, organizzato per il 13 dicembre 2009, Cristina Rovelli in collaborazione con l'associazione Shangri Là, sarà presente nel centro storico di Introbio, in Piazza Antoniani, con un proprio banchetto.


Nel corso della manifestazione sarà disponibile in anteprima, l'ultima fatica letteraria di Cristina Rovelli, un libro intitolato “Siamo andate dove il tempo si è fermato”, scritto insieme alla madre Carla – edizioni Sonda. La presentazione ufficiale del libro, per la prima volta a Lecco, è in programma presso la prestigiosa libreria Cavour, il giorno 30 gennaio 2010, alle ore 17.30.


Il 13 dicembre 2009, a tutti gli ospiti del banchetto di Shangri Là, sarà offerta una degustazione a base di erbe naturali, per scoprire tutte le loro proprietà benefiche.


Il libro “SIAMO ANDATE DOVE IL TEMPO SI E' FERMATO” edizioni Sonda, raccoglie una serie di storie di vita vera, avventure vissute dalle stesse autrici, nonchè da straordinari personaggi, incontrati dalle due autrici sui sentieri di tutto il mondo. Il libro, oltre ad essere un testo piacevolissimo da leggere, regala momenti di emozioni profonde, accompagna il lettore alla scoperta dei vari paesi del mondo, dall'Amazzonia, alle Montagne Rocciose, dalle grandi praterie agli infiniti deserti, dall'Himalaya alle nostre bellissime Alpi..... La continua scoperta di paesi tanto diversi dal nostro, attraverso l'evolversi di emozioni profonde, ci permette di viaggiare non solo attraverso il mondo, ma anche e soprattutto attraverso il nostro animo e ognuno di noi può ritrovarsi in quelle magiche sensazioni che rendono la vita così bella, emozioni che durano attimi ma che sono indispensabili per imparare ad amare la vita!


Cristina Rovelli sarà presente tutto il giorno per presentare il libro, nonché il progetto didattico agli insegnanti interessati. Inoltre saranno disponibili gli altri libri scritti della stessa autrice:


SUI SENTIERI DI SHANGRI LA'” edizioni Ennepilibri

Il libro contiene 5 racconti, tre dei quali sono stati presentati a RAI TRE, come reportage di viaggio, nei servizi speciali del programma “Alle falde del kilimangiaro” con Licia Colò : non sono solo dei semplici diari, ma bensì dei veri racconti di vita, nati dagli appunti presi giorno per giorno, durante i percorsi sui sentieri del mondo, organizzati dall'associazione Shangri Là onlus, viaggi sempre accompagnati dagli inevitabili imprevisti e da avventure di ogni genere, proprio perchè privi dell'appoggio di un tour operator o l'appoggio di conoscenti in loco. Un messaggio, da condividere con chi ha provato l'emozione di viaggiare, anche solo per un giorno o anche solo con la fantasia, ma tra il sogno e la realtà ha sentito nascere nel proprio cuore, la splendida sensazione di “vivere senza confini”.

LA MIA VITA CON BAMBI” edizioni Cosmopolis

Toccanti esperienze di vita della prima donna guardiacaccia italiana.


Ai tre libri è associato un importante progetto didattico pluridisciplinare per le scuole di ogni ordine e grado e possono essere adottati come testo di narrativa.

Per informazioni : Cristina Rovelli tel. 339 5060238 - 0341 919881

e-mail : ventolontano@infinito.it


GAI SABER

NATALE 2009

PER CONTATTI: Alessandro Rapa 3384735136

info@gaisaber.itwww.gaisaber.it

 

Giovedì 24 dicembre Peveragno – Natale in contrada – Ore 21 – Chiesa della Confraternita di Santa Croce

Sabato 26 dicembre – Cuneo – Il gioco della stella – ore 17 – (sede da definire)

Sabato 26 dicembre – Peveragno – Natale in Contrada – ore 21 – Confraternita di S. Pietro in Vincoli

Domenica 27 dicembre – Celle Macra – ore 15,30 Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista

Martedì 29 dicembre – Oulx (TO)  – Fr. Savoulx – ore 21 – Chiesa Parrocchiale di S. Gregorio Magno

Mercoledì 30 dicembre – S. Anna di Valdieri – ore 21 -  Chiesa parrocchiale  di S. Anna

Domenica 10 gennaio – Lusernetta (TO) – ore 16 -  Chiesa di S. Antonio Abate

 

Totas las bestias de la tèrra adoron l’enfant

Tutti gli animali della terra adorano il Signore

(Nové occitano)

 

Con i Gai Saber e la compagnia di Danza contemporanea di Valentina Taricco

Recita il testo teatrale Pietro Viggiano

Con la partecipazione dei giovani allievi dell’Accademia Teatrale Toselli

Ospite: Simone Lombardo

 

 

 

In occasione delle festività natalizie del 2009, l’Associazione Culturale Gai Saber con la collaborazione dell’attore Pietro Viaggiano, dell’Accademia teatrale Toselli, del gruppo di danza contemporanea di Valentina Tarocco e del polistrumentista Simone Lombardo de “La Ramà”, propone, in alcune delle più belle chiese della provincia di Cuneo, la rappresentazione del Nové occitano “Tutti gli animali della terra lodano il Signore”. Questo Nové fa parte della raccolta Trésor des Noëls provençaux ed è uno dei più antichi scritto da Nicolas Saboly (1614-1675), priore di importanti chiese fra Avignone e Carpentras. Il maestro Saboly accompagnava con l’organo, mentre i Novés venivano rappresentati, cantati  e suonati con strumenti tradizionali.

Il “Nové degli animali” interessa soprattutto per il testo ed i suoi riferimenti alla tradizione biblica (Isaia) e ai Vangeli apocrifi, oltre che alla cultura popolare. Di facile comunicazione, ma tutt’altro che banale, propone un messaggio di pace e fratellanza fra tutti gli esseri viventi, riprendendo l’aspirazione ideale della concordia omnium (concordia universale), era di assoluta pace e armonia in tutto il creato rinnovato dalla venuta del Messia.

Il Nové sarà recitato da Pietro Viggiano e da giovani allievi dell’Accademia teatrale Toselli di Cuneo; l’azione sarà accompagnata dalla musica eseguita dal vivo dai Gai Saber e commentata dalle immagini video e dalla rappresentazione scenica del gruppo di danza contemporanea di Valentina Taricco.

 

I Novés occitani e la rappresentazione multimediale dei Gai Saber

 

La canzone popolare ancora oggi affascina, e rapisce chi vuole lasciarsi trasportare nel mondo delle passioni e degli eventi che dai tempi antichi hanno saputo toccare il cuore dell’uomo.

I Novés Occitani, canti natalizi tradizionali che venivano eseguiti e rappresentati soprattutto in Provenza nel periodo natalizio, ma dei quali abbiamo importanti testimonianze anche nel territorio occitano d’Italia,   da sempre fanno rivivere il mistero della nascita e dell’infanzia di Gesù, anche attraverso i racconti affascinanti e magici dei Vangeli apocrifi. Pur se non sempre l’immaginazione dei racconti apocrifi si accorda  con la rigorosità dei Vangeli canonici, nelle canzoni popolari, drammatizzate fin dal Medioevo nelle veglie popolari per il Natale, si ritrova una profonda fede nella Provvidenza divina, che protegge i poveri e consola i piccoli; un messaggio di fiducia, aiuto e simpatia per gli umili e gli oppressi, messaggio di cui la società attuale, travagliata da crisi e conflitti, sembra avere sempre più bisogno.

 

Ad  alcuni di questi racconti, che trovano suggestive raffigurazioni anche nelle chiese delle nostre vallate, hanno fatto riferimento i Gai Saber nell’elaborazione di testi e musiche che hanno prodotto gli spettacoli natalizi degli ultimi tre anni (“Il miracolo del grano”, “il miracolo della palma ed il recente “Tutti gli animali della terra adorano il Signore”)

 

I Novès occitani vengono così narrati e drammatizzati da attori professionisti; l’azione è intervallata dalla musica eseguita dal vivo dai Gai Saber e viene commentata dalle immagini video con un sistema di retroproiezione.

 

Nel 2007 i Gai Saber hanno iniziato questo percorso di ricerca al contempo musicale, visiva e teatrale, accostando la musica tradizionale alle rappresentazioni pittoriche presente sul territorio: in tal modo “il miracolo del grano”, meravigliosamente rappresentato nelle chiese di S. Fiorenzo di Bastia e di Elva ha fatto da scenario al Nové occitano che racconta il miracolo della crescita rigogliosa del grano quale ricompensa del contadino che aveva dato protezione alla Sacra Famiglia inseguita dai soldati di Erode. Così gli splendidi affreschi del “miracolo della palma” della Pieve di Beinette ed ancora di San Fiorenzo di Bastia hanno accompagnato il racconto e la musica dell’omonima tradizione occitana.

 

Lo spettacolo, ogni anno ispirato a nuovi Novés è stato rappresentato con successo in occasione delle festività natalizie a Chiomonte, Bardonecchia, Cuneo, Peveragno, Celle Macra.

 

Gli Spettacoli del 2009

 

Giovedì 24 dicembre Peveragno – Natale in contrada – Ore 21 – Chiesa della Confraternita di Santa Croce

Sabato 26 dicembre – Cuneo – Il gioco della stella – ore 17 – sede da definire

Sabato 26 dicembre – Peveragno – Natale in Contrada – ore 21 – Confraternita di S. Pietro in Vincoli

Domenica 27 dicembre – Celle Macra – ore 15,30 Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista

Martedì 29 dicembre – Oulx (TO), fr. Savoulx – ore 21 – Chiesa Parrocchiale di S. Gregorio Magno

Mercoledì 30 dicembre – S. Anna di Valdieri – ore 21 -  Chiesa parrocchiale  di S. Anna

Domenica 10 gennaio – Lusernetta (TO) – ore 17 -  Chiesa di S. Antonio Abate

 

Le Sedi

 

Peveragno – Via Giordana di Clans - Le caratteristiche tardo-barocche della settecentesca chiesa della Confraternita (la Crusà per i Peveragnesi) sono messe in evidenza dall´impianto a croce greca coperto sul vano centrale (destinato alla popolazione) con una cupola ellissoide ribassata poggiante su otto colonne; l’ amplissimo coro, di forma ellittica, era destinato ai confratelli.

Completano internamente l´insieme due ariose cappelle laterali ed un vano ingresso appropriato, in cui fu poi allogata l´orchestra, con ottimo organo, poggiante su colonne. http://www.comune.peveragno.cn.it/fr_ch_crusa.php?lg=en

Celle Macra – Borgata Chiesa - La Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista è costruzione del ´700 con campanile romanico, preesistente, navata unica con ampio presbiterio e due cappelle laterali. Ospita il famoso Polittico di Hans Clemer del 1496, cinque tavole lignee raffiguranti la Madonna in trono con il Bambino a destra San Giovanni Evangelista e San Paolo e a sinistra San Pietro e San Giovanni Battista che presenta il committente in preghiera http://www.comune.celledimacra.cn.it/da_vedere.php

Oulx -  Fr. Savoulx - la chiesa parrocchiale di San Gregorio Magno, del 1451, domina il paese con il suo campanile slanciato nello stile tipico del Delfinato.

http://www.comune.oulx.to.it/frazio_patois2.htm#11

 

S. Anna di Valdieri - Fraz. S. Anna 86 -  La piccola Chiesa Parrocchiale, a una navata, nella sua veste attuale risale al 1819, ed è decorata all'interno con le figure dei beati di Savoia Bonifacio ed Amedeo IX.  http://www.comune.valdieri.cn.it/ParrocchiePagina.asp?ID=11

Lusernetta - La chiesa di S. Antonio Abate, di linee semplici e armoniose, è di stile barocco con pianta a croce greca e con cupola centrale semisferica. Pregevole la tela raffigurante l’Assunta circondata dal patrono della chiesa S. Antonio Abate, da S. Bernardino e S. Rocco, patroni di due cappelle omonime che si trovano nell’ambito del territorio parrocchiale. http://www.comune.lusernetta.to.it/cosa_vedere.asp

 

 

I protagonisti

 

Pietro Viggiano è allievo dell' accademia teatrale "G. Toselli" Ha studiato recitazione con gli insegnanti Chiara Giordanengo e Michele Viale fin dall'età di otto anni ( 1999 -2009). Nel 2005 ha inoltre collaborato con il gruppo teatrale la "Gramigna" nello spettacolo "I miserabili".

 

Valentina Taricco, ballerina e coreografa ha portato avanti lo studio sia della danza contemporanea che dell'afro, insegna entrambe le tecniche ( Cuneo "New Olimpic", Borgo "Stile Libero"). Come danzatrice lavora per la compagnia "Sowilo" di S. Brunelli, saltuariamente per M.C.Fontanelle e collabora con il duo "Running Woman Idea"; recentemente ha seguito come assistente le coreografie del film "Tutta colpa di Giuda" di D. Ferrario.

In passato ha danzato per la compagnia Kaidara di K.Genero e ha studiato a Parigi sia contemporanea che afro.

 

Gli allievi dell’ Accademia Toselli che partecipano allo spettacolo sono Costanza Rapa e Andrea Desideri.

 

Simone Lombardo è polistrumentista  leader de “La Ramà”, con cui ha prodotto nel 2007 lo splendido “L’encharma” (L’incantesimo) Opera da anni nell’ambito della musica occitana ed ha all’attivo numerosissime partecipazioni in vari gruppi di musica tradizionale e non (Lo Truc, Traffic Light Orchestra).   

 

I Gai Saber sono:

Maurizio Giraudo (cornamusa, ghironda, flauti, voce),

Maurizia Giordanengo (organetto)

Chiara Bosonetto (voce)

Elena Giordanengo (arpa, tamburi e flauti provenzali, voce)

Paolo Brizio (organetto e percussioni)

Gianpaolo Giacobbe (batteria)

Alessandro Rapa (chitarre acustiche , bodhran, voce,  campionamenti e programmazioni digitali)

 


CONTINUA..........



HO UN DESTINO

( GUIDO ARCI CAMALLI)





HO UN DESTINO
un cammino
un clicamino in testa,
un furbo che fà festa
ho un destino,
un bel pigiamino,
una carota dal buon sapore,
un cinghiale da non ferire,
ho un destino
un cammino
una stella
una girandola che fà felici tanti
che fà felici pochi

dedicata a chi è di buon cuore e spesso molla la presa o rinuncia alle prime difficoltà


"io stò"

by guido arci camalli


io da troppo tempo stò dove la solitudine stà
apetto le foglie secche che cadono al cadere dei solidi e glaciali occhi
tu risplendi dal alto della gente
accompagni la felicità dei paesaggi allegri
io da troppo tempo stò dove la solitudine è male
ingialliscono i colori del cielo
/piove sui volti tesi e tristi
volti a cui un debbo tanto
/io da troppo tempo stò dove la solitudine è moda
ascolto nei dischi con musiche poco allegre
la vedo in film drammatici
in pagine di cronaca nera
io da troppo tempo stò dove la solitudine vuole che io stia
arci camalli luogo di mille ricordi gioiosi

mamafunk al arci camalli che concerto allegro


controfestival camporosso 2004 che storia

è la forza dei ricordi che mi fà stan bene, la voglia di tossire, amare, soffrire, ridere, fischiettare

non mollate mai per DIO












permalink | inviato da girmi il 7/12/2009 alle 17:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
5 dicembre 2009
ma che succede a imperia? by guido arci camalli salvate l'acqua

chissà potrebbe essere la mia frase preferita:



"dicesi anti blog es: imperiaparla scrive, subito viene censurato, es servellu scrive subito oscurato, es girmi spammato, es travajiu chiuso, es. alza la testa chiuso e poi riaperto, es black sail, attenti tanti piccoli blogger che come me scrivete, non scrivete mai offese, attenti picoli blogger, però non scrivete neanche balle, visitate, girmi, imperiaparla, blacksail, il blog di giorgio montanari,servellu

,punto g."DEMIN"


ciò premesso veniamo hai fatti del giorno

girmi: hai letto su imperiaparla?

barchi: no non ho letto

girmi: sembra imperiaparla abbia rotto ancora?

barchi: davvero?

girmi:no per finta

........ ma un uomo anonimo si domando

ma che succede nel mondo imperiese?

guido arci camalli:domani domenica nella nuova talpa e l'orologio si pittura

so figa:e chisse ne so fighetta e nun te la dò

guido arci camalli:era una notizia importante per me

so figa per me no prrrrr

....... ma un uomo anonimo si domando



ma che succede nel modo imperiese?

girmi:c'è traffico, c'è rumore, ma non c'è silenzio

g:non c'è?

barchi:no no c'è,

....... ma un uomo anonimo si domando

ma che succede ad imperia?

girmi:la gente si muove, beve e si annoia vagando per i bar

barchi:quello lo fai te

so figa:ubriacone moralista

guido arci camalli:ehm vero

.............ma un uomo anonimo si domando

ma che succede ad imperia?

guido arci camalli:tutti al coco beach

t:ehm è inverno

girmi:tutti alle grotte daje

........ma un uomo anonimo si domando

ma che sucede ad imperia?

girmi:lo sai io faccio il furbo

perchè me ne fotto della gente

r:ah ecco

................ma un uomo anonimo si domando

ma che succede ad imperia?

girmi:lo sai oggi non faccio di scontrino

neanche di fattura

r:embe chissene


..........ma un uomo anonimo si domando

ma che succede ad imperia?

girmi: guarda oggi faccio due conti e scopro che evadere le tasse mi conviene

f:ma zitto, zitto

so figa: so figa, me la tiro, nun te la dò, hihi


..............ma un uomo anonimo si domando

ma che succede ad imperia?

girmi:oggi vado al sailor?

g:nu nu

p:chiuso o aperto?

er:faccio un nuovo porto?

e il nome?

........ma l'uomo anonimo disperato domando

ma insomma oggi che succede ad imperia guido arci camalli

guido arci camalli:beh diciamo tutto, diciamo niente va


OVVIAMENTE è UN GIOCO HIHI  NESSUNO SI OFFENDA


Le Guerre dell'Acqua

L’acqua è destinata a rivestire un’importanza sempre più rilevante nei rapporti tra gli Stati, con il rischio di dare origine a violenti conflitti.

In alcune regioni del mondo, la scarsità di acqua potrebbe diventare quello che la crisi dei prezzi del petrolio è stata, negli anni settanta: una fonte importante di instabilità economica e politica.
Quasi il 40% della popolazione mondiale dipende da sistemi fluviali comuni a due o più paesi. L'India e il Bangladesh disputano sul Gange, il Messico e gli Stati Uniti sul Colorado, la Cecoslovacchia e l'Ungheria sul Danubio. Una zona calda emergente è l'Asia centrale, dove 5 ex repubbliche sovietiche, da poco indipendenti, si dividono due fiumi già troppo sfruttati, l'Amu Darja e il Sjr Darja. E' soprattutto nel Medio Oriente tuttavia che le dispute sull'acqua stanno modellando gli scenari politici e i futuri economici.

L'Egitto è un esempio dei dilemmi e delle incertezze che devono affrontare i paesi con una rapida crescita demografica e fonti di approvvigionamento idrico molto limitate sul proprio territorio nazionale. 56 milioni di persone in Egitto dipendono quasi interamente dalle acque del Nilo, ma le origini del fiume non si trovano all'interno dei confini del paese. l'85% del Nilo è generato dalla piovosità in Etiopia e scorre come Nilo azzurro nel Sudan prima di entrare in Egitto. La parte restante dipende dal sistema del Nilo bianco, che ha le sue sorgenti in Tanzania, al lago Vittoria, e si congiunge al Nilo azzurro nei pressi di Khartoun. Il fiume più lungo del mondo rifornisce in tutto nove nazioni, e in Egitto arriva per ultimo. Sulla base di un accordo sottoscritto nel 1959 con il Sudan, l'Egitto ha diritto ogni anno a 55,5 miliardi di metri cubi d'acqua del Nilo, mentre al Sudan ne sono stati assegnati 18,5. Per soddisfare il suo fabbisogno l'Egitto integra l'acqua del Nilo con piccole quantità di acque freatiche, con l'acqua del drenaggio agricolo e con acque di scolo municipali trattate. Nel 1990, ha avuto una disponibilità di 63,5 miliardi di metri cubi di acqua. sfortunatamente, anche secondo le proiezioni più modeste la domanda idrica egiziana salirà a 69,4 miliardi di metri cubi per la fine del decennio.


L’acqua in cifre

Anche se la superficie terrestre è coperta per il 71% di acqua, questa è costituita per il 97,5% da acqua salata. L’acqua dolce è per il 68,9% contenuta in ghiacciai e nevi perenni, per il 29,9% nel sottosuolo e solo lo 0,3% è localizzata in fiumi e laghi, e quindi potenzialmente disponibile. Tale quantità corrisponde allo 0,008% dell’acqua totale del pianeta. Si tratta di un quantitativo irrisorio distribuito in modo ineguale sulla superficie terrestre. La maggior parte di essa, infatti, è concentrata in alcuni bacini in Siberia, nella regione dei grandi laghi in Nord America, nei laghi Tanganika, Vittoria e Malawi in Africa, mentre il 27% è costituita dai cinque più grandi sistemi fluviali: il Rio delle Amazzoni, il Gange con il Bramaputra, il Congo, lo Yangtze e l’Orinoco.

Nel mondo, un miliardo e 400 milioni di persone del pianeta non hanno accesso all’acqua potabile. Il rischio è grande che nell’anno 2025, quando la popolazione supererà gli 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile aumenti a più di 3 miliardi.

In media ogni abitante del pianeta consuma oggi il doppio di acqua rispetto all’inizio del 1900, e globalmente, il consumo mondiale di acqua è circa decuplicato solo nell’arco di un secolo.

Negli ultimi cinquant’anni la disponibilità d’acqua è diminuita di tre quarti in Africa e di due terzi in Asia. La FAO prevede che nel 2000 saranno almeno 30 i paesi che dovranno far fronte a crisi idriche croniche.

In Africa la disponibilità di acqua potabile, reti fognarie e servizi igienici è ancora molto lontana da uno standard accettabile, soprattutto nelle aree rurali, dove meno del 60% della popolazione dispone di acqua potabile e meno della metà di servizi igienici.

In Papua Nuova Guinea il 70 % della popolazione non ha accesso all'acqua, in Zambia la percentuale è del 73% e in Burkina Faso sale al 78%.

Un cittadino nordamericano utilizza 1.700 metri cubi di acqua all’anno; la media in Africa è di 250 metri cubi all’anno. La Commissione mondiale per l’acqua indica in 40 litri al giorno a persona la quantità minima per soddisfare i bisogni essenziali. Con circa 40 litri noi italiani facciamo la doccia, per gli altri rappresenta l’acqua di intere settimane.

800 milioni sono le persone che non hanno un rubinetto in casa e secondo le stime dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, più di 200 milioni di bambini muoiono ogni anno a seguito del consumo di acqua insalubre e per le cattive condizioni sanitarie che ne derivano. Complessivamente si stima che l’80% delle malattie nei Paesi del Sud del mondo sia dovuto alla cattiva qualità dell’acqua. Sono fondamentalmente 5 le malattie di origine idrica: 1) malattie trasmesse dall'acqua (tifo, colera, dissenteria, gastroenterite ed epatite); 2) infezioni della pelle e degli occhi dovuti all'acqua (tracomi, lebbra, congiuntivite e ulcere); 3) parassitosi legate all'acqua; 4) malattie dovute ad insetti vettori, ad esempio mosche e zanzare; 5) infine, malattie dovute a mancanza di igiene (taeniases).

L’Italia è prima in Europa per il consumo d’acqua e terza nel mondo con 1.200 metri cubi di consumi l’anno pro capite. Più di noi soltanto gli Stati Uniti e il Canada. Rispetto i parametri europei non possiamo invece che passare per spreconi: gli italiani consumano quasi 8 volte l’acqua usata in Gran Bretagna, dieci volte quella usata dai danesi e tre volte quello che consumano in Irlanda o in Svezia. Allarme sullo spreco anche da parte del WWF che annuncia la disponibilità d’acqua dolce in Italia sta scendendo dai 2.700 metri cubi pro capite ai 2.000 metri cubi.


domani si apre la conferenza sul clima a copenaghen


"DI COSA HO CULTURA"


di cosa ho cultura!
del ambiente che muore
del mio raffreddore
del indifferenza sul ambiente
di cosa ho cultura?
di alberi che spariscono
uccelli che dimnuiscono
fiumi che si sporcano
vegetali che modificano
di che cosa ho cultura
delle piante gialle
dei bimbi senza acqua
degli animali che si estinguono
di che cosa ho cultura
di industrie che inquinano
spazzatura che produco
inciviltà che osservo
di che cosa ho cultura
della fine del mondo
dei mari che avanzano
dei fiumi che non sgorgano
del acqua non più pulità
di che cosa ho cultura
del egoismo umano
del incivltà del uomo che pensa di più
ma ragiona di meno
di che cosa ho cultura
del bisogno di fame nel mondo
del consumo eccessivo di carne o vegetali
di che cosa ho cultura



di che cosa ho cultura


salviamo il pianeta è un appello al attuale governo che vuole il nucleare

abbia coscienza delle acque già inquinate, degli incendi dei boschi, del inciviltà del uomo, siamo l'ultimo paese che non ha abolito il sacchetto di plastica, insistiamo nel dire che i cambiamenti climatici son balle
il 50% di uccelli stan sparendo. non solo quello, i climi già cambiano, e le stagioni si accorciano, aumentano le dighe, come in amazonia, tutto sotto silenzio, si costruisce, si inquina, si stà zitti per convenienza, ma l'ambiente non dovrebbe avere colore politico, ne sapore, l'ambiente è importante per noi esseri umani, già esseri umani che non abbiamo il diritto di rovinare il nostro ambiente.

Vorrei ci si fermasse nel mondo solo per 5 minuti per assistere allo scempio che l'uomo stà facendo me compreso, shampoo, consumo eccessivo di detersivo, tutta roba che non solo nuoce al uomo, ma alle nostre piante, hai nostri animali, al nostro ambiente.

Salvare il mondo è una priorità del uomo, cambiare lo stile di vita, perchè il futuro siamo noi e il nostro egoismo deve essere fermato.

spero mi si ascolti e che mi ascolti governo attuale che cominci a ragionare già da domani alla conferenza sul clima, il clima non ha prezzo.












permalink | inviato da girmi il 5/12/2009 alle 20:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 dicembre 2009
certo che sta cosa del ma ti rendi conto hihi " rendiconto o bonifico" imperiaparla sempre bello hihi salvate i cavalli nella valle del aveto
ecco una premessa che a qualcuno piacerà






motivazioni per cui.....

1) litigo con i miei genitori

2) mi ritengo persona onesta

3) non ho bisogno di un puscher, ma di chiarezza

4) mi sento impotente sui dolori del mondo

5) non mi piace essere preso per i fondelli

6) odio lavorare con le accuse assurde

7) non ho nulla da nascondere

8) lotto per la verità

son otto le motivazioni, per cui ho deciso di pubblicare quel blog, sicuramente mi porterà problemi, non solo pubblicità, da anni lavoro, perchè un lavoro è il volontariato, a volte con insuccessi, come successo in kosovo, ove non son potuto tornare, ma non mi son mai dato per vinto ogni anno la mia voglia di combattere diminuisce, perchè in molti mi dicono lascia stare, ultimo dei quali ieri sera, ho sempre dato del mio meglio, sbagliando ultimamente con i volantini, non conoscevo il regolamento del comune di imperia e non pensavo che si applicasse pure per la solidarietà, comunque il danno è fatto e le regole son regole.
 
Ho sempre rispettato le persone, sempre, quasi sempre, accettando tante persone, nel mio face book, ho ricevuto stima, ma anche segnalazioni di spam per il mio blog, censure che arrivano anche ad imperiaparla, a alzala testa ora, in passato a servellu, e la chiusura del blog travajiu, non tutti ci chiamiamo beppe grillo che ha molti soldi, l'ultima censura o quasi censura per aver scritto comunista in un mio blog.

Ma non è questo il problema, il problema  che chiedere una cosa che avete letto sul mio blog è una cosa normalissima, se non si chiedessero determinate cose, allora si che sarebbe un problema, io spero mi arrivino le scuse, perchè non fà piacere a nessuno, sentirsi dire, cambia puscher, producilo te il rendiconto, sei disonesto.

mi scuso se ho messo nel blog altre persone, non ho fatto nomi, perchè non fà piacere avere scritto il proprio nome, su di un blog.

quindi chi a chi si è offeso non era riferito a lui.

buon week end chauuuuu


dicesi anti blog es: imperiaparla scrive, subito viene censurato, es servellu scrive subito oscurato, es girmi spammato, es travajiu chiuso, es. alza la testa chiuso e poi riaperto, es black sail, attenti tanti piccoli blogger che come me scrivete, non scrivete mai offese, attenti picoli blogger, però non scrivete nean...che balle, visitate, girmi, imperiaparla, blacksail, il blog di giorgio montanari,servellu,punto g.


per alcuni censurare è mestiere principe controllare, parola per parola io faccio sempre, come penso facciano molte persone, in passato molti di noi blogger, abbiamo rischiato la pelle, con tentativi di denuncia, la mia psedo satira, che a non molti, non piace, a me piace, come mi piace lo stile  di negrosky, di servellu, di punto g., di imperiaparla, di cioè fà informazione, mi piace molto il blog di giorgio montanari, che raccoglie la sua esperienza di neo consigliere nel pd, piace black sail anche se ammetto seguo poco, come seguo poco DEMIN  blog del pd di sanremo, avvolte però si incappa in persone che non sempre capiscono il mio modo di scrvere, oppure , non capiscono i blog di imperiaparla e di altri già citati, io invito a leggersi la costituzione, ed a rispettarla senza attaccare in maniera preventiva le persone, ovviamente non posso citare i nomi, ne tanto meno i cognomi le mie accuse son sempre generiche, ma chi legge sa di che parlo, se non capisce scrive, non capisco salvate la democrazia e il diritto alla parola senza offendere nessuno ed ora buona lettura nessuno si offenda è pseudo satira
in attessa di ideee vi farò leggeree un fuori onda tra girmi e barchi camalli



girmi: si però questo guido arci camalli non si rende conto  per suo limite?

barchi: eh si confonde un blog per qualcos'altro

girmi: tanto lo sa che imperia è una città di persone?

barchi: già pensa che quello che scrive sui blog sia il vero e il resto il falso

girmi: poi non si rende conto  dei suoi limiti un giorno di questi lo denunciano

solo per aver chiesto un RENDICONTO

barchi: ma su a che servono i rendiconti, su su, siamo tutti clandestini, siamo tutti un pò furbini in italia non lo sa?

girmi: beh non si rende conto che così Imperiaparla non lo metterà mai nel elenco dei suoi link
se per questo non lo fà neanche Servellu hihi

barchi: ma si cosa gliene frega a loro hihi

girmi: ops avevano il microfono acceso ops

barchi: attento arriva guido arci camalli attento

guido arci camalli: solidarietà ad IMPERIAPARLA SEMPRE E COMUNQUE, hihi del resto il nome del suo blog e una sua ideaaaaa

..............

di che si può parlare oggi?

ah si di un inutile rendiconto noooooooooooooooo, noooooooooooooooooooo


alle mie domande ecco le risposte?

non rompere le palle,sei disonesto,  ridimensiamo il tuo ruolo, faremo la riunione dopo 8 mesi, ma si farà  su questo benedetto rendiconto ect,ect.

ma sencondo voi io so scemo?

per molti si mi sa dato che ti dicono di produrre te il rendiconto ma di cosa parlo?  eccovi la risposta

rendiconto?

il rendiconto di tutte le spese fatte in quella maratona per abruzzo fatta ad maggio da aiuto concreto con l'aiuto HELP WITH MUSIC E di altre persone

r: ma si,   ma si  lo hai visto era un bonifico anzi due

e: ma è uguale,stai zitto e lascia stare disonesto,

t:cambia pusher,

e:producilo te il rendiconto, capito 

papà: guido lascia stare ti han già detto cambia puscher, ti han già detto produci te il rendiconto se sei più onesto degli altri, ti han detto molla li se no finisce in una denuncia beh questo te lo dico io

girmi:ti han promesso quella riunione dai si farà, su su non essere polemico guido arci camalli tanto a chi vuoi freghi di un stupido rendiconto, ci son cose più importanti, su , su, sempre a guardare le frivolezze, se poi ti denunciano, cavoli tuoi,

barchi: ma si guido arci camalli fai il bravo nessuno c'è l'ha con te, nessuno su face book ti segnala come spam, su su, guido il tuo blog è libero, nessuno ti frega le mail solo un tale GIORGIO DI TARANTO, ma si che ti frega, su su.

IMPERIA? è una città tranquilla, e se la sinistra non lotta affari suoi, su, le biomasse, ma chi se ne hihi

GLI ULIVI NON VENGONO PIù COLTIVATI, ma chi se ne

cadono i muri a secco? ma chi se ne

ovviamente se poi ti becchi denuncie, non son più cavoli tuoi hihi, ma fino ad ora, non hai attaccato nessuno, hai solo chiesto un rendiconto e bon hihi


ovviamente nessuno si offenda è pura satira, se si ci offende amen hihi cambio tutto ovvio ci vuol poco

un consiglio sincero e vero

attenti a quei due hihi

ah se non mi si crede ho ancora le mail dispiace, ma per me produrre un rendiconto, è segno
di correttezza, ho lavorato in passato sempre con gruppi che producevano un rendiconto, non che scazzavano prima di fare i conti, spero che si arrivi al più presto ad chiarire questa situazione per me spiacevole ritengo urgente e necessaria una riunione per fare dei conti, lo chiedo come volontario che ha partecipato alla maratona per l'abruzzo, non tollero essere preso per i fondelli, non tollerò che non mi siano ancora arrivate formali scuse da alcuni membri del gruppo aiuto concreto, darmi del disonesto, dirmi producili te quei conti che io non ho mai avuto, non tollerò queste cose, non c'è lo con nessuno del gruppo aiuto concreto, con nessuno, son stufo di essere frainteso, se qualcuno si è offeso per il blog, mi dispiace, e mi dispiace essere arrivato ad tanto. Ma io voglio chiarezza e correttezza, perchè tanti volontari, han lavorato per quella maratona per l'abruzzo, produrre un rendiconto è un fatto di correttezza, non c'è lo con HELP WITH MUSIC, ne con altre persone, vorrei solo le scuse da parte di quei elementi di AIUTO CONCRETO 

MI SCUSO ANCORA PER IL BLOG E SE HO RECATO DANNO, MA NON POTEVO PIù TACERE

p.s.


AH DIMENTICAVO a gennaio ci sarà la riunione dove si chiarirà tutto era ora evvai




http://www.petizionionline.it/petizione/salviamo-i-cavalli-del-parco-dellaveto/211

La Domenica 4 ottobre è stato l'inizio di tutto, nel Parco dell'Aveto, in Alta Val Gravena, in Liguria, è stato abbattuto un cavallo a fucilate, successivamente altri due cavalli sono bstati fucilati. Questi animali vivono nel Parco allo stato brado.
Abbiamo intervistato il Ministro Luca Zaia, durante la conferenza stampa della presentazione di Fieracavalli 2009, sulla possibiltà di inasprire le pene per chi uccide a sangue freddo animali indifesi.
Durante i giorni della Fieracavalli è arrivata una comunicazione, dove il Sindaco di Ne, Cesare Pesce, aveva dato atto all'Ordinanza per la cattura e l'uccisione di questi cavalli ritenuti pericolosi, con l'unica conseguenza, che una volta catturati, sarebbero stati mandati al macello o fucilati.
In Fieracavalli si è creato un gruppo promotore formato da: Paola Marinari (Giacche Verdi Liguria), Andrea Ben Leva (Resp. Uff. Stampa FITETREC-ANTE - Federazione Italiana Turismo Equestre e TREC), Simona mazzucchetti (Capo Redattore di Equimarket), Marialucia Galli (CooDirettore Cavallo2000), Dr.ssa Ambientale Cristina Rugge (Univ. della Basilicata) che si è recato dal Sottosegretario Francesca Martini, per cercare una possibile soluzione immediata per salvare i cavalli dell'Aveto. In pochi minuti, si è aperto un collegamento telefonico con Roma, con il Ministero del Lavoro, della Salute, delle Politiche Sociali, che ha iniziato tutte le procedure per fermare l'Ordinanza di cattura dei cavalli.
Infine l'Ordinanza è stata bloccata, ma si dovrà discutere per salvare questi cavalli.
Il gruppo promotore, ha costituito un Comitato cittadino dal nome "Comitato per la Salvaguardia dei cavalli del Parco dell'Aveto" che verrà presentato domani alla giunta della Regione Liguria, che dovrà deliberare in merito alla questione.
Ci si sta battendo per garantire a tutti i cavalli che vivono sul territorio nazionale, dei diritti di vita certi, con una serie di norme che li tutelino, verso i maltrattamenti, ma sopratutto verso questi delinquenti che imbracciano il fucile e sparano per uccidere animali liberi allo stato brado.



PEACE AND LOVE








permalink | inviato da girmi il 4/12/2009 alle 14:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2 dicembre 2009
ore 22.42 girmi si è addormentato guido arci camalli sveglialo programmi arci camalli arci guernica arci brixton "the gosh" al arci guernica "le carogne" al arci cammalli, arci tamburine milano NOVAS OCITANIA RAGAZZI


son le ore 22.43 d'un altro giorno qualunque, in questa città qualunque, dove si beve l'amaro qualunque

il cielo è pieno di stelle e girmi ha la tosse


D;MA OGGI GIRMI SEI NOIOSO SENZA IDEE UFFI UFFI UFFI







i mamafunk ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

oggi girmi è passato al fondo di via cascione è a  notato che si svolta a destra, non più a sinistra, lo trova davvero curioso, oggi girmi che deve cambiare puscher, prendentare il rendiconto delle sue malefatte, si sente davvero a pezzi , ha scoperto che barchi camalli si è spostato, d'autunno camalli.

D:ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh  ma che case vai a dire girmi?

G:io? son disonesto e ho un puscher che fà pietà

D:davvero?

G:si si





i mamafunk ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

oggi girmi deve fare i conti con la vecchiaia, il male del 2000, molta sua satira non è capità e ogni giorno viene frainteso, ad esempio tutti sanno che girmi è un fascistone, pure quelli della talpa E l'orologio  lo sanno
si pensi che nel 1974 quando naque girmi, fù sbattezzato, da il pronipote di walt disney

d:davvero?

g:si si davvero





ohhhhhhhhhhhhhhhhh

ma girmi oggi non deve più rompere le palle, al prossimo, se no gli fregano la mail



girmi non è più sinonimo di onesta anzi, non è per nulla onesto

ma girmi si chiede un altra cosa?

domani alle ore 22 una delegazione del comitato di barcheto va in consiglio comunale, se anticipassimo l'assemblea per le 20 massimo 20,30? così riusciete  ad andare anche voi...


cribbio ma il mio sindaco li ricevera?

certo è il sindaco di tutti ovvio


t:ma io non so girmi ti imbatti sempre in battaglie perse

ma girmi si chiede se deve smettere dato è disonesto ma soprattutto deve cambiare puscher

d:quello è d'obbligo








i sognatori ohhhhhhhhhhhhhhhh



ed ecco i programmi dei tre arci del ponente


arci camalli

il circolo è aperto anche venerdi e sabato

sabato 3

Carogne+Haji ai Camalli per una serata imperdibile!!!

ore 22.30




al arci guernica invece


VENERDì 4 DICEMBRE DAlle ore 20.00

In cucina:

Lasagne al forno, rostelle di maiale, dolce

di seguito:

La Quarta Edizione di :

logo_buzz_iied.gif

La rassegna musicale in collaborazione con Sonorica, associazione il cui fine è di promuovere la musica senza scopo di lucro fornendo spazi ed attrezzatura ad appassionati e musicisti emergenti.

serata elettrizzante :

THE GOSH

 

Luca: voice/ accordion

Bob: guitars / sick voices

Hector: bass

Felix: drums
Vj Lollo: visual effects on stage


Dal 2003 i Gosh suonano e risiedono a Pineland [44.12 (44°7') - 8.24 (8°14')].
L’istinto come bussola, e la curiosità, la rabbia, il desiderio. THE MOOD
Reminescenze dark-wave e pulsazioni ritmiche dai richiami dance e funky che conducono il sound della band in una dimensione indie: accanto la suggestione sud-europea della fisarmonica. un secondo filo narrativo, costituito da immagini proiettate in tempo reale, accompagna le canzoni durante i live.

 

SABATO 5 DICEMBRE DALLE ORE 20.00

  

PIATTI DALLA TRADIZONE LIGURE

ANTIPASTO DELLA CASA

ZEMIN

ZUPPA INGLESE

INFO E PRENOTAZIONI 3311143004

INGRESSO RISERVATO AI SOCI ARCI

MigraPoint a Imperia
Scritto da Massimo Ardoino   
  



Aiuto agli immigrati
Migrapoint apre un nuovo infopoint a Imperia dopo quello inaugurato un anno fa a Sanremo - E’ infatti prevista per il 4 dicembre alle 10 l’apertura dello sportello "Migrapoint" a Imperia, precisamente in piazza Bianchi presso la sede di Arci Solidarietà "Angela Lipari"


Leggi tutto...


ed al arci tamburine


           
  LUNEDI
30 NOVEMBRE
MARTEDI
1 DICEMBRE
MERCOLEDI
2 DICEMBRE
GIOVEDI
3 DICEMBRE
VENERDI
4 DICEMBRE
SABATO
5 DICEMBRE
DOMENICA
6 DICEMBRE
 
  RIPOSO HALF REDO
Ogni martedì musica con Giuseppe Magnelli e gli artisti e amici della Via Audio Records
free entry + tessera arci

E-VAN (show case)
+ THE WALRUS

Gli E-van presentano “Bachi da Seta”. In apertura “musica terapeutica” da Livorno.
It's Up To You! il prezzo lo fai tu da 1 € in su!
+ tessera arci
La Notte Folk
ANDREA GERVASI

Il Maestro Gervasi all'Organetto Diatonico.
3 € + tessera arci
ALOS + COMANECI + MATTIA COLETTI + BRIANZA FILM CORTO EXTRA CON LA PROIEZIONE DI CORTI COL BOLLINO ROSSO
la Voce degli OvO (Alos), degli Amycanbe (Comaneci)
3 € + tessera arci
UNA SERATA INDISCIPLINATA!
GARBO + MICOL MARTINEZ + STARDOG + ZEROUNO + ALBERTO STYLOO + ELISABETTA FADINI
5 € con chupito
+ tessera arci
Happy Hour
IN VINO VERITAS

Aperitivo, Gran Buffet, 2 cocktail a 7 euro.
free entry + tessera arci

arci brixton infine







 

Circolo ARCI autogestito

Via Ugo Foscolo 8

Alassio - Savona - Mondo



ci sara........................

Image Hosted by ImageShack.us

Image Hosted by ImageShack.us



quindiiiiiiiiiiiii siate numerosi sempreeeeeeeeeeeeeeee


Rispondi Rispondi Rispondi a tutti Rispondi a tutti Inoltra Inoltra Sposta Copia Elimina Elemento precedente Elemento successivo Chiudi Stampa Guida  
 Da:   Chambradoc [chambradoc@chambradoc.it]  Inviato:   lun 30/11/2009 15.40
 A:   Undisclosed-Recipient:;
 Cc:   
 Oggetto:   Nòvas d'Occitània N. 83 - Decembre 2009 - e/m
 Allegati: 
Visualizza come pagina Web | Visualizza dettagli 
 

Nòvas d'Occitània 2009/Nòvas n° 83 Decembre 2009

occitan
italiano
5 DE DESEMBRE A CONI: DA 16 ORAS A 23 ORAS UNA JORNADA CULTURALA EN OMATGE A LA MONTANHA OCCITANA
Apontament de fin an embe la Chambra d'Òc per la jornada de sande 5 de desembre a la sala de la Província de Coni da 16 oras a 23 oras. Es lo tresen an consecutiu que ven organizat un event per passar ensem una jornaa en convivéncia.

Se comença a 16 oras embe la presentacion de la mòstra, de l'enquèsta e dal filmat realizat da Maurizio Dematteis e Davide Casali "Vivem un novèl país: migrants dins las tèrras autas", dont lo darrier servici presentat en aqueste numre e dedicat a Florin Tanase, musicaire romen dal grop Bruskoi Prala, representa la conclusion. Tròp sovent én sent parlar d'emigracion en negatiu e embe aquesta enquèsta la Chambra d'Òc a volgut presentar 14 cas de personas e de comunitats provenientas da país luenhs qu'an sabut s'integrar e que son estaas ben aculhias. Lhi ivorians de Draonier, lhi moldaus de Garessio, lhi tunisins de Robilant, lhi albanés dal Becet de Sampeyre, lhi macédons de Bueves son qualqui exemples d'aquel trabalh.

A 17 oras la jornada contínua en presentant una projeccion fotogràfica de Daniele Landra e un filmat d'Elisa Nicoli dedicats a la granda manifestacion per la lenga occitana que s'es passaa a Carcassona lo 24 d'otobre "Anem! Òc! per la lenga occitana" a la quala an partecipat mai de 20.000 personas. Embe Luca Pellegrino se conclui aqueste moment embe l'execucion collectiva de qualqui tròç de " Chantem per òc": "Vivem totjorn en montanha, La plòu e la fai solelh, Sem montanhòls" e se vai sarrar aquesta bèla experiença qu'a vist partecipar ben de monde de las Valadas Occitanas en diferents moments de l'an.

A 18 oras Elisa Nicoli, já autritz dal film "En viatge: chaminada en Occitània da Vinai a Vielha" presenterè en anteprima lo film sus las valadas occitanas, fruch dal trabalh fach en occasion de la traversada dal 2009 "Las Valadas Occitanas a pè". Aüra sabem per segur qu'Elisa Nicoli, documentarista de Bolzano, es una cineasta, que lhi siei trabalhs son bèls e plens de sens. A de personalitat, de biais e sa culhir l'essença d'un territòri e d'aquò que lhi siei abitants vòlon exprímer, es çò que s'es constatat en veient lo film "En Viatge" e én s'augura que vene replicat decò en aqueste siu darrier trabalh.

A 19,30 un Cassa-crosta embe lhi produchs de la Chambra d'Òc donarè l'ocasion a las personas d'eschambiar d'opinons e d'istar ensem en amistat.

A 21 oras lo grop Aire de Prima, grop testimòni de l'apèl "Lenga d'òc Patrimòni Mondial de l'Umanitat" presentarè son novèl espectacle compausat d'un repertòri prevelent de chants de las valadas e d'una seguida de chants franco-provençals. Manuela Almonte presentarè son diari de viatge, ente d'un biais delicat còntia son experiença dedins L'occitània a pè, acompanhaa dins aquel percors da las músicas de lhi Aire de Prima, dont fai part.

Já despuei lo 29 de novembre én pòl visitar près de la Sala Meinero de la Província de Coni e en Cors Niça las mòstras fotogràficas "Vivem un novèl país" de Maurizio Dematteis e Davide Casali, e "Las Valadas Occitanas a pè, A l'entorn dal Ventor e Carcassona 2009" de Daniele Landra. En mai d'aquò, dessot lhi pòrtics una mòstra en plen aire buta en relèu qualqui moments viscuts dai chaminaires durant la traversada de las valadas occitanas da Auriveta a Ensilha que s'es debanaa dal 14 de junh al 7 de lulh 2009. Lo reirepaís montanhard de la Ligúria, las montanhas dal cuneés e dal turinés son estats lhi espléndids scenaris qu'an acompanhaa la traversada que ven contiaa dins d'images dal fotograf Daniele Landra, parier coma lhi encòntres embe las personas lo lòng dal chamin.

L'event, promogut da la Region Piemont e da la Província de Coni, es inserit dedins lo programa di 150 ans de la Província. Dins lo cors de la manifestacion, embe lo salut de la presidenta de la Província Gianna Gancia, venerè presentat en anteprima l'imne di 150 ans de la Província de Coni compausat dal mèstre Enrico Sabena: "Es per nosautri un grand plaser d'ospitar aquesta manifestacion, conoissiu já l'iniciativa de la Chambra d'Òc dal 2008 de L'Occitània a pè perque avia agut una bòna exposicion mediàtica, e penso vale la pena de començar una reflexion entre las províncias de Coni, Turin, Impèria e Cosenza a prepaus de l'apèl "Lenga d'òc Patrimòni Mondial de l'Umanitat", a declarat la presidenta de la Província Gianna Gancia.


5 DICEMBRE A CUNEO: DALLE 16 ALLE 23 UNA GIORNATA CULTURALE IN OMAGGIO ALLA MONTAGNA OCCITANA
Appuntamento di fine anno con la Chambra  d'Òc, per la Giornata Culturale di sabato 5 dicembre, Sala della Provincia di Cuneo ore 16-23. E' il terzo anno consecutivo che viene organizzato un evento per passare insieme una giornata in Convivéncia&am

Si inizia alle ore 16 con la presentazione della mostra, dell'inchiesta e del filmato realizzati da Maurizio Dematteis e Davide Casali "Vivem un novel país:: migranti nelle terre alte ", il cui ultimo servizio, dedicato a Stufulica, musicista rumeno del gruppo Bruskoi Prala ne rappresenta la conclusione. Troppo spesso sentiamo parlare di emigrazione in negativo, con questa inchiesta la Chambra dòc ha voluto presentare 14 casi di persone e di comunità provenienti da paesi lontani che hanno saputo integrarsi e che sono state favorevolmente accolte. Gli ivoriani a Dronero, i moldavi a Garessio, i tunisini a Robilante, gli albanesi a Becetto di Sampeyre, i macedoni a Boves, sono alcuni esempi dell'inchiesta svolta.

Alle ore 17 si prosegue la giornata presentando una proiezione fotografica di Daniele Landra e un filmato di Elisa Nicoli dedicati alla grande manifestazione per la lingua occitana che si è tenuta a Carcassone il 24 ottobre 2009 "Anem! Òc! per la lenga occitana", alla quale hanno partecipato più di 20.000 persone. Con Luca Pellegrino si conclude questa sessione con l'esecuzione collettiva di alcuni pezzi "Chantem per òc: Vivem totjorn en montanha, La plòu e la fai solelh, Sem montanhòls" e si chiude questa bella esperienza che ha visto molte persone delle valli occitane partecipanti in diversi momenti dell'anno.

Alle ore 18 Elisa Nicoli, già autrice del film "En viatge: chaminada en Occitània da Vinai a Vielha" presenterà in anteprima il film sulle Valli Occitane, frutto del lavoro svolto in occasione della traversata del 2009 "Las Valadas Occitanas a pè". Sappiamo ora per certo che Elisa Nicoli, documentarista di Bolzano, ha la vocazione della cineasta, che i suoi lavori sono belli e pieni di senso. Ha personalità, stile e sa cogliere l'essenza di un territorio e di quanto i suoi abitanti vogliono esprimere, è quanto si è constatato vedendo il film "En viatge" e che ci si augura di vedere replicato anche in questo suo ultimo lavoro.

Alle ore 19,30 un Cassa-Crosta con i prodotti della Chambra  d'Òc darà modo alle persone partecipanti di scambiare opinioni e di stare insieme in amicizia.

Alle ore 21 Aire de Prima, il gruppo testimonial dell'appello "Lenga d''òc Patrimòni Mondial de l'Umanitat" presenterà il suo nuovo spettacolo composto da un repertorio con prevalenza di canti delle valli occitane e di una suite di canti francoprovenzali. Manuela Almonte presenterà il suo diario di viaggio, nel quale in modo delicato racconta la sua esperienza dell' "L'Occitània a pè", accompagnata in questo percorso dal gruppo Aire de prima, del quale fa parte.

Già dal 29 di novembre si possono visitare presso la Sala Mostre Meinero della Provincia di Cuneo, in Corso Nizza le mostre fotografiche "Vivem un novel país" di Maurizio Dematteis e Davide Casali, e "Las Valadas Occitanas a pè, A l'entorn dal Ventor e Carcassonne 2009" di Daniele Landra, inoltre sotto i portici della Provincia una mostra in plein air mette in evidenza alcuni momenti vissuti dai camminatori durante la traversata delle valli occitane da Olivetta San Michele ad Exilles, tenutasi dal 14 giugno al 7 luglio 2009. L'entroterra montano ligure, le montagne cuneesi e torinesi, sono stati gli splendidi scenari che hanno accompagnato la traversata che viene raccontata in immagini dal fotografo Daniele Landra, così come gli incontri con persone lungo il cammino.

L'Evento, promosso dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Cuneo è inserito nel programma delle celebrazioni dei 150 anni della Provincia. Nel corso della manifestazione, con il saluto della Presidente della Provincia Gianna Gancia, verrà presentato in anteprima l'inno dei 150 anni della Provincia di Cuneo, composto dal Maestro Enrico Sabena. "E' per noi un grande piacere ospitare questa manifestazione, conoscevo già l'iniziativa della Chambra  d'Òc del 2008 de "l'Occitània a pè" perchè aveva avuto una buona esposizione mediatica, penso che valga la pena iniziare una riflessione tra le Provincie di Cuneo, Torino, Imperia e Cosenza in merito all'appello "Lenga d'òc Patrimòni Mondial de l'Umanitat" dichiara la Presidente della Provincia Gianna Gancia.


AUGURI DE BÒNAS CHALENDAS E AN NOVÈL

Nòvas d'Occitània augura a tuchi un Bòn Desneal e un aürós An Novèl abo l'escòut d'aqueste bèl chant "Chut, chut" qu'avem sortit dal CD Mistèri de Nadau de la Pastorale Gasconne de Noël

CHUT, CHUT - Lo mainat duerm e Jusèp vai ençai e enlai a demandar a tuchi de far silenci. Lhi qui sòna, qui trabalha da menusier, qui dança, un ase ralha, de gent intra embe las çòcas; tot fai rabèl e Jusèp fai a tuchi Chut!, chut!, chut! ........ que lo pichòt duerm.


  Pòs escotar aquesta chançon
AUGURI DI BUON NATALE E ANNO NUOVO
Nòvas d'Occitània augura a tutti un Buon Natale e un felice Anno Nuovo con l'ascolto di questo bel canto "Silenzio, silenzio" preso dal CD Mistèri de Nadau della Pastorale Gasconne de Noël

SILENZIO, SILENZIO - Il bambino dorme e Giuseppe va di qua e di là a chiedere silenzio. C'è chi suona, chi lavora da falegname, chi danza, un asino raglia, alcuni entrano con gli zoccoli, tutto fa rumore e Giuseppe dice a tutti: zitti!, zitti!, zitti!.... che il piccolo dorme.


  Puoi ascoltare questo canto
CONFERENÇA ESTAMPA A TURIN JÒUS 10 DE DESEMBRE A 21 ORAS PER PER "CHANTAR E DANÇAR LAS VALADAS OCCITANAS"
Lo projèct cultural de ret que prepausa per lo 2010 un estagi de dança, quatre cors de chant e de dança occitana, un setjorn a l'estivada de Rodès, la jornada de chant e la gara de bal a Ostana.

de Ines Cavalcanti

Ideat en partenariat da Piemonte Cultura e la Chambra d'òc.

Venerè presentat a Turin, en conferença estampa lo jorn 10 de desembre 2009 a 21 oras, en Via Luserna di Rorà 8, Borgo San Paolo, lo projèct cultural de ret denominat "Chantar e Dançar las Valadas Occitanas". Lo projèct prevei dins l'an 2010, lo 10 de jenoier, un estagi de dança a Sanfrònt embe lo grop "Castanhas e vin novèl" (en partenariat embe lo Centro Studi di Cultura Alpina) e dal 21 de jenoier al 25 de mars quatre cors sonats "Chantar e Dançar las Valadas Occitanas" dins lhi luecs seguents: Turin (organizat da Piemonte Cultura), Coni (organizat da La Malinteisa), Sanfront (organizat dal Centro Studi di Cultura Alpina), Bardonescha (organizat da Prolòco e Comuna) ai quals seguirèn una prepausa de setjorn a l'Estivada de Rodès e la Jornada Culturala d'Ostana de chant itinerant embe la gara de bal.

Maria Baffert, Paola Bertello, Laura e Umberto Borsetti, Marisa Dogliotti, Luca Pellegrino, Silvio Peron, Baetrice Pignolo, Marzia Risso, Ernesto Voena, I Controcanto, son lo grop de trabalh que s'es format per començar aqueste projèct cultural. L'ambicion es de mostrar lhi chants e las danças occitanas en prepausant a las personas que lhi frequenton un apròch a la lenga e la cultura e de moments d'encòntre basat sus la "convivéncia" e la "jòi". Son aquelas de paraulas clau de la civiltat occitana que nos venon dal sècle XII revisitaas dins la societat contemporànea sus las qualas s'anarè trabalhar per favorir de moments comunitaris. Lhi quatre cors en ret de Turin, Coni, Sanfront e Bardonescha, l'estagi de dança a Sanfront, la prepausa d'un setjorn d'una setmana a fin de lulh a l'Estivada, la jornaa de chant embe la gara de bal a Ostana a setembre son qualqui exemples de coma s'entend trabalhar en aquela direccion. Çò qu'es ben important es de desvolopar una ret de partenariats entre las associacions e las personas que trabalhon sus lo territòri per que trabalhen ensem, chascun per aquò que sa far e dins lo respèct recíproc.
Lo modèl que ven prepausat es já estat experimentat embe succès en d'autri projècts coma "L'Occitània a pè", "Las Valadas Occitanas a pè", "Occitan Lenga Olímpica", las "Cerimònias de las bandieras occitanas e franco-provençalas". Tuchi venon valorizats per aquò que pòlon e san far en armonia e es dubèrt a la collaboracion de qui volerè lhi intrar. La Chambra d'òc, justament per la foncion per la quala es naissua, coórdina en maniera legiera aquel malhum en donant un sens global al projèct e l'inserent dedins lhi objèctius mai largs e condivís que regardon las valors contemporàneas dal mond occitan.
Vaicí donc una pichòta descripcion d'aquò que la se passarè:
- Lo 10 de jenoier a Sanfront un estagi de danças occitanas embe lo grop musical de Besièrs Chastanha e Vin Novèl, dins la serada un grand bal per practicar las danças.
- Dal 21 de jenoier al 25 de març cors de chant e de danças occitanas a Turin, Coni, Sanfront e Bardonescha.
- Dins la darriera setmana de lulh se prepausa una setmana a l'Estivada de Rodès
- Per la seconda meitat de setembre lhi aurè a Ostana la Jornada Culturala "Chantar e Dançar a Ostana" embe la gara de bal.
Sal sit www.piemontecultura.net poletz trobar totas las informacions que chal e se ne'n voletz mai escrivetz a info@piemontecultura.net o pura chambradoc@chambradoc.it




CONFERENZA STAMPA A TORINO GIOVEDÌ 10 DICEMBRE ALLE 21 PER "CHANTAR E DANÇAR LAS VALADAS OCCITANAS"
Il progetto culturale di rete che propone per il 2010 uno stage di danza, quattro corsi di canto e di ballo occitano, un soggiorno all'estivada di Rodez, la giornata di canto e la gara di ballo ad Ostana.

di Ines Cavalcanti

Ideato in partenariato da Piemonte Cultura e da Chambra d'Òc.

Verrà presentato a Torino, in conferenza stampa il giorno 10 dicembre 2009, alle ore 21, in via Luserna di Rorà 8, Borgo San Paolo, il progetto culturale di rete denominato "Chantar e Dançar las Valadas Occitanas". Il progetto prevede nell'anno 2010, il 10 di gennaio, uno stage di danza a Sanfront con "Chastanha e vin novèl" (in partenariato con il Centro Studi di Cultura Alpina) e dal 21 di gennaio al 25 di marzo, quattro corsi denominati "Chantar e Dançar las Valadas Occitanas" nei seguenti luoghi: a Torino (organizzato da Piemonte Cultura), a Cuneo (organizzato da La Malinteisa), a Sanfront (organizzato dal Centro Studi di Cultura Alpina), a Bardonecchia (organizzato da Proloco e Comune) a cui seguiranno una proposta di soggiorno all''Estivada di Rodez e la Giornata Culturale di Ostana di canto itinerante a cui seguirà la Gara di Ballo.
Maria Baffert, Paola Bertello, Laura e Umberto Borsetti, Marisa Dogliotti, Luca Pellegrino, Silvio Peron, Baetrice Pignolo, Marzia Risso, Ernesto Voena, I Controcanto, sono il gruppo di lavoro che si è costituito per iniziare questo progetto culurale. L'ambizione è quella di insegnare i canti e le danze occitane proponendo alle persone che li frequentano un avvicinamento alla lingua e alla cultura e dei momenti di incontro basati sulla "Convivéncia" e sulla "Jòi". Sono queste parole chiave della civiltà occitana che risalgono al XII secolo, rivisitate nella società contemporanea sulle quali si lavorerà al fine di favorire momenti comunitari. I quattro corsi in rete di Torino, Cuneo, Sanfront e Bardonecchia, lo stage di danza di Sanfront, la proposta di un soggiorno di una settimana a fine luglio all'Estivada di Rodez, la giornata di canto a cui seguirà la gara di ballo ad Ostana a settembre, sono alcuni esempi di come si intende lavorare in questo settore. Molto importante è sviluppare una rete di partenariati tra le associazioni e le persone singole che sul territorio lavorano insieme, ciascuna per quanto sa fare e nel rispetto reciproco.
Il modello che viene proposto è già stato sperimentato con successo in altri progetti quali "L'Occitània a pè", "Las Valadas Occitanas a pè", "Occitan Lenga Olímpica", le "Cerimonie per le bandiere occitane e francoprovenzali". Tutti vengono valorizzati per quanto possono e sanno fare in un sistema armonico ed il modello proposto è aperto alla collaborazione di quanti in futuro vorranno entrarci. La Chambra d'òc, proprio per la funzione per la quale è nata coordina in modo leggero la rete dando un senso globale al progetto e inserendolo negli intenti più larghi e condivisi che riguardano i valori contemporanei del mondo occitano.
Ecco dunque una breve descrizione di quanto avverrà:
- Il 10 gennaio una giornata di stage di danze occitane con il gruppo di Beziers Castanha e Vin Novèl, a Sanfront, al quale seguirà un serata di Ballo con esecuzione delle danze proposte nello stage.
- Dal 21 gennaio al 25 marzo si terranno i corsi di canto e di ballo occitano a Torino, Cuneo, Sanfront e Bardonecchia.
- Nell'ultima settimana di luglio viene proposto un soggiorno di una settimana all'Estivada di Rodez.
- Nella seconda metà di settembre si terrà a Ostana la Giornata Culturala "Chantar e Dançar a Ostana" con la Gara di ballo.
Sul sito www.piemontecultura.net troverete tutte le info necessarie e nel caso di maggiori approfondimenti scrivete a info@piemontecultura.net oppure chambradoc@chambradoc.it


TSANT'AN TSAMIN
de Marco Rey

Gran rizultat per Tsant'an tsamin, tsanta è tsamina sé, ma a la pleudza! Però anque se lou tèin ou l'ot pa acoumpanhà ierian an caranta a tsaminee, acoumpanhaa dai tsantre.

La muzica poupoular lhe founde le ree d'in la tradisioun, d'in la coultura dle dzeun, d'in la fatiga dou tèin, notreus tsansoun parloun de seun, carcol maque ina fila de noun di post de si post que vaiòun le dzeun touit li dzort aou travalh.

Tsanteleus incué, ansèin, d'in lou lou post aioun ian deloun tsantàse et bien ampourtan, è ansevenise le tsansoun è li bal et in ounou per lou post.

Lou sistema que aieun souèindzà per l'oucazioun ou l'ot founsiounà, le tsansoun ian guestaa è aieun aieu de vereus lesioun de muzica.

Fran bravo lou tsantre di Sounalhé, Gigi Inaudi, gran voué ma anque ina gran preseunse de schena è animatou, acoumpanhà da aoutris tre tsantre ou l'ot devan lèizù li toc apré pasàn da la melodia ou l'ot anque mountrà l'interpretasioun dle paroleus.

Le paroleus dle tsansoun soun pa le mèimeus da paì a paì ma se capisoun fran bèin.

La tsansoun popoular lhet pi coumplicà que seun que lh'aseumble, vaieun que a la fin  et l'ansèin dle dzeun que fet la tsansoun,  Inaudi oul'ot deut que esiste pa de stounaa, almeno lou seuntoun pa, aloura forsa.. tsanteun touit fort!

Aieun atraversà notris paì atrouplan a pia è avé le paroleus dle tsansoun anque d'in lou tèin, acoumpanha daou Sandic Sergio Calabresi aieun atraversà la bèla bourdzà de Arnodera, è tsanteun a la souta devan la tsapela dla bourdzà.

Lou tsamin ou nou mountre de post que deifereun perian pa vee è ou permet de counhèitre realmeun notris paì.

La lèinga et la trasa dou percors, è caranta Valsuzin ian amparà da paì a paì le paroleus dle tsansoun, et counhèitre li tèin pasà, et ité ansèin, et avé ina identità!

Lh'aministratou ian aderì a la manifestasioun avè granta partesipasioun, a Miaouna nous arpareun a la souta d'in lou gran saloun polivalente è avé gran cerimonia nous richeve la Sandic Adele Cotterchio que, apree lhe anvite le dzeun dou public, pi vielh è meno, a tsante Babina. Ariveun anque a tsantéla a duveus voué.

Per tot lou tèin dla disheza vers Souiza pleut, ma ou l'et verameun bél lou tsamin de Puzin, pa tan counhèisù è vizitaa an presa li rest antic de Souiza trouveun la souta d'in lou saloun de li scout, èisouit è tsot !  Mentre mindzeun in boucoun anpareun la tsansoun asenhà a Souiza «  Le vouleurs «  an fransè. Lou Sandic Gemma Amprino lhe nou porte li salut de l'aministrasioun, Souiza lhet arcounhèisù anque queme minouransa de fransé, queme sità de counfin lhot deloun anouvra la lèinga, per li at di noudar è per lou coumerse.

La parteunse per Moumpantia lhe vien seunsa pleudza, è atraversan la sità de Souiza aleun vers lou Santouare de Notra Dona de Artsamouloun.

Tsaminé a l'èisouit et mielh, è d'in lou plasal dou Santuare nouz ateun l'aministrasioun, la Sandic Piera Favro, ormai seun preust è la tsansoun de Moumpantia lhe vien fran bèin, peieun dire que et inò dle vielheus tsansoun que mielh lhe preuseunte li francoprovensal.

Per l'oucazioun l'aministrasioun lhe preuzeunte avé orgolh li cartel turistic e di tsamin pèina plasà, rigourouzameun bilingue.

Mai le paroleus dla tsansoun di Sounalhé ian sounà si dzeust! Sorta col fora cambrada, patèisa pa la biza...  noz aieun pa patila, le tsansoun ian èitsoudanos.

A Dzalhoun la Pro Loco lhe nous atéun avé le tsatinheus brigoulà è in boun vèiro de vin dzalhouné, isé arive l'asesou a la Cultura è Turismo de la Provincia de Touirin Ugo Perone, è devan de loué, ormai seun bravi, tsanteun tot le tsansoun de lou tsamin!

De seguu et lou permie cool de in coro parie avé le notreus vielhe tsansoun, è apré l'asesou Perone ou nou deut que ou l'ot apresà l'inisiativa è ou comunique que la Provincha de Touirin lhe nouz èide a countinuè lou proudzet «  Chantar l'uvern » que iavet idea lou grup de Chambradoc è lou Cesdomeo, ina serie de councert per Tsaleundeus.

Sare la bèla dzournà lou councert de Aire de Prima, purtrop seunsa la gran voué de Paola, que lhet malada, ma dimostroun de èitre de gran proufesiounista è nou regaloun vereus emousioun, anque per ina souite de notreus tsansoun francoprouvensal dou tsamin.

Aieun prouvà in modulo anteresan que ou preseunte li paì, porte le dzeun a tsaminé vers la cultura loucal anouvran la lèinga.

Vii lou gran riscountr de dzeun spereun de pourté l'inisiativa a cadeunse anual a rotasioun per tot le valadeus.


CANTA IN CAMMINO
di Marco Rey

Grande successo della camminata francoprovenzale, canta e cammina sì, però sotto la pioggia, nonostante le pessime condizioni climatiche quaranta camminatori hanno sfidato gli agenti atmosferici ed hanno affrontato il percorso accompagnati dai cantori insegnanti.

La musica popolare affonda le sue radici nella tradizione, nella cultura, nelle fatiche della gente. Le nostre canzoni parlano di questo, di festa o semplici elenchi di toponimi, di luoghi allora frequentati assiduamente. Proporle oggi, insieme, nei loro luoghi di origine, nei posti dove ancora si sono sempre cantate è molto importante, ricordarsi le danze le canzoni è un omaggio al nostro amato territorio.

Il modulo ideato per l'occasione ha funzionato! Le canzoni dei vari paesi hanno avuto successo ed abbiamo assistito a vere e proprie lezioni di canto.

Bravissimo il cantore dei "sounalhé"  Gigi Inaudi, grande voce ma, anche grande comunicatore ed animatore, accompagnato da altri tre cantori ha prima letto le parole delle canzoni poi passando dalla melodia insegna anche la giusta interpretazione dei testi.

Le parlate francoprovenzali variano da paese a paese ma sono tra loro tutte perfettamente compresibili, a volte la pronuncia non è perfetta ma le canzoni riescono lo stesso.

La canzone popolare è molto più complessa della semplice evidenza e tocchiamo con mano che alla fine è l'insieme delle individualità che connota e crea la canzone, Inaudi ha esordito dicendo che la stonatura non sta in chi canta ma in chi ascolta, allora incita tutti a non nascondere la propria voce.

Così si canta tutti.. dal primo testo assegnato e cantato a Gravere l'interesse dei partecipanti è stato evidente e via via sempre più coinvolgente.

Finalmente abbiamo attraversato i nostri territori a passo lento ma metaforicamente con le parole dei testi anche nel passato. Accompagnati dal sindaco Sergio Calabresi scopriamo la borgata Arnodera, e cantiamo al riparo dalla pioggia davanti alla cappella del borgo.

L'itinerario permette di scoprire luoghi difficilmente visibili altrimenti ed è occasione per conoscere a fondo i luoghi nascosti dei nostri paesi.

La lingua è stata la traccia del percorso, e quaranta Valsusini hanno imparato di luogo in luogo le canzoni in lingua, è consapevolezza di avere un passato, è stare insieme, conoscersi, avere un' identità.

Gli amministratori hanno aderito alla manifestazione con grande partecipazione, a Meana ci ripariamo dalla pioggia nel grande salone polivalente e con entusiasmo ci accoglie il sindaco Adele Cotterchio ed invita anziani e non del pubblico che ancora conoscono la canzone ad unirsi ai cantori ed infine, aiutati dall'acustica del salone, riusciamo anche ad interpretare "Babina" a due voci.

Anche per tutta la discesa verso Susa la pioggerellina non ci abbandona, molto bello il tratto di carrareccia del "Pusin" sconosciuto ai molti, e visitate velocemente le vestigia di Susa ci ricoveriamo nel salone degli scout, caldo ed asciutto! Qui preparandoci per lo spuntino affrontiamo la canzone in lingua francese, Les Vouleurs.

Il sindaco di Susa Gemma Amprino ci porta il saluto dell'amministrazione, Susa è riconosciuta anche come minoranza linguistica francese, come luogo di confine ha avuto sempre un importante contatto con il francese, praticato soprattutto nei commerci ed anticamente negli atti notarili.

La partenza in direzione Mompantero  è più asciutta ed attraversando Susa volgiamo verso il santuario della madonna del Rocciamelone.

Si cammina all'asciutto, non piove più e nel piazzale del santuario dedicato alla Madonna del Rocciamelone ci aspetta il pubblico e l'amministrazione comunale con il sindaco Piera Favro, ormai le ugole sono allenate ed il bellissimo canto di Mompantero " Li Sounalhè" viene ripetuto più volte e possiamo tranquillamente ammettere che è uno dei più rappresentativi per l'area francoprovenzale.

L'amministrazione di Mompantero è orgogliosa, per l'occasione, di presentare i cartelli turistici di borgata e quelli delle vie di recente installazione rigorosamente bilingui. Mai le parole dei "Sounalhé" sono state così esattamente interpretate " sorta col fora cambrada, patèisa pa la bisa!  insomma al suono dei cantori non si soffrono le pessime condizioni climatiche!

A Giaglione la Pro Loco ci accoglie con le caldarroste ed un buon bicchiere di vino giaglionese, necessario dopo tanto canto e cammino, qui ci raggiunge l'assessore della Provincia di Torino Ugo Perone, ed in sua presenza si ripetono, ormai con maestria, le canzoni dell'intero percorso.

Sicuramente è la prima volta di esecuzione corale dei nostri testi e canzoni in lingua, alla presenza delle autorità l'assessore esprime apprezzamento per l'iniziativa ed annuncia il supporto della Provincia di Torino all'iniziativa " Chantar l'Uvern" ideata dal gruppo di lavoro di Chambradoc e Cesdomeo, una serie di concerti ed attività sulla nostra cultura per il periodo natalizio.

Chiude la giornata il concerto melodico di musica occitana del gruppo Aire de prima, purtroppo senza la grande voce di Paola, ammalata, ma ci regalano emozioni e dimostrano di essere dei grandi professionisti. Grande esecuzione anche di una suite delle nostre canzoni francoprovenzali della camminata.

Si è sperimentato un modulo molto interessante che presenta il territorio, porta le persone alla visita lenta, a piedi e le avvicina alla cultura locale tramite la comunicazione immediata delle canzoni.

Visto l'apprezzamento si spera di portare l'iniziativa a cadenza annuale a rotazione sull'intero territorio della valle.


CERVÈRI DE GIRONA E DANTE ALIGHIERI
Dante conoissia la poesia Alba Religiosa?

de Maria Soresina

Quora Anita Battaglino m'a sollecitaa a cerchar sus internet la poesia Alba religiosa de Cervèri de Girona creïu pas a mi uelhs: comença pròpi coma la Divina Comèdia! Se qualqu'un a "copiat" pòl pas èsser que Dante, daus que Cervèri era já actiu coma trobador quora Dante naissia, ental 1265. Lo problèma es de sauber se Dante lo coneissesse. N'a que lo sostenon, e certament es possible, mas es tant important de lo sauber? Ren per mi. Preferisso me laissar fascinar dai vèrs de l'un e de l'autre poèta, que son tant extraordinariament pariers. Totun me demando - çò qu'es important per mi - qual sie lo significat d'aquelas estòrias. E me chaleria adobrar lo singular perque lhi a pas de dúbit: còntion las mesma estòria, aquela d'un òme que erra la via, qu'esmarrís la diritta via. E aquel òme soy eu, "siu mi", dison ambedui.

Cervèri parla d'una nuech escura, Dante d'una selva oscura; la nuech es fer'e salvatg'e dura, una selva selvaggia e aspra e forte (tres adjectius divís d'aquela estranja dobla "e"). No say ont vau ni ont sie, escriu Cervèri, e Dante non so com'i v'intrai.

Lhi a en ambedui lo desir de ne'n sortir. En Cervèri la salvessa es representaa da l'alba, en Dante dal colle rescontrat just al començament dal premier chant. Mas veiem coma ne parla:

guardai in alto, e vidi le sue spalle

vestite già de' raggi del pianeta

che mena dritto altrui per ogne calle. Inferno I, 16-18

Aquel già laissa pas de dúbits: son lhi premiers rais dal solelh, es "l'alba". Coma totas las paraulas "sacras" per Dante, apareis pas jamai dins l'Unfèrn, mas ve-la aquí dins lo premier chant dal Purgatòri, a anonciar la victoriosa sortia d'aquel mond de tenebras:

L'alba vinceva l'ora mattutina. Purgatorio I, 115

Mattutina era sonaa la darriera ora de la nuech, donc aqueste premier vèrs ente apareis dins lo poèma lo mot "alba" pareis quasi allúder a la nit escura de Cervèri. Aquel mond de tenebras d'ente Dante ven de sortir es l'Unfèrn, mas decò Cervèri definís aquela "nuech" camí d'infern! Lhi remands son incrediblament nombrós.

 

Dins las estròfas successivas Cervèri laissa enténder clarament que son amia es pas una frema en charn e òs. Ditz pas qui sie, mas ditz que pòl la veire masque de jorn. Pr'aquò atend l'alba embe un desir estraçant. An aqueste ponch puei pas ren recordar lhi vèrs meravilhós de la Comèdia que descrivon l'aparicion de Beatritz:

Io vidi già nel cominciar del giorno

la parte oriental tutta rosata,

e l'altro ciel di bel sereno addorno;

e la faccia del sol nascere ombrata. Purgatorio XXX, 22-25

 

Es l'alba, la premiera lutz dal matin, e es en aquel moment màgic que dentro una nuvola di fiori apareis Beatritz. La lectura di vèrs de Cervèri me confèrma que polia pas èsser diversament: Beatritz polia pas qu'aparéisser dins lo moment de l'alba perque l'emplant simbòlic es dal tot lo mesme.

Me venon en ment d'autri belíssims vèrs ente apareis la lo mot "alba". Son aquilhi ente Dante compara Beatritz a l'augello que posato al nido de' suoi dolci nati desira lor portar de norridura; se desvelha denant ora:

e con ardente affetto il sole aspetta,

fiso guardando pur che l'alba nasca;

così la donna mia stava eretta

e attenta. Paradiso  XXIII, 8-11

 

Cervèri sarra chasque etròfa embe lo mot alba, Dante achaba chasque càntica embe la paraula stelle. Coma pas notar alora lo vèrs de Cervèri que ditz stella que·l mon guia, "estèla que lo mond guida", qu'es exactament la foncion que l'estèla a en Dante, coma dison las famosas paraulas que lhi adreça Brunetto: "Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto".

 

Fondamental per la comprension que se tracta dal mesme chamin es l'estròfa VII (ndt. Reviraa en occitan):

D'aquesta alba chascun chal qu'aie desir, daus que degun sens alba  pòl arribar al jorn ni veire lo solelh.

Traduch en tèrmes dantescs: sensa Beatritz én pòl pas arribar a veire Diu, simbolejat dal solelh. Aqueste es lo caire religiós. Mas en Cervèri, parier qu'en Dante, lhi a decò un caire laic, civil al qual allud, a mon avís, l'expression no pot al jorn venir. Per comprene aquestas paraulas chal tornar al començament de la tèrça estròfa, ente Cervèri fornís un'importanta clau de lectura: est segles fals es la nuit! La nuech es masque una metàfora per indicar aquesta societat sensa valors que Dante tanben definís secol selvaggio. Nais alora una demanda: se aquesta societat es representaa da la nuech, çò que representa lo jorn? Un mond diferent. Ren l'al-delai, mas aquel mond de valors e d'ideals tan difús an aquel temp en Occitània e en Itàlia, mas qu'enti ans qu'escrivia Cervèri, e encara mai en aquilhi de Dante, istava per èsser acrasat totalament.Totun, malgrat lhi esfòrç complits dedins lhi sècles per lo reduire al silenci, viu encara. Viu dins la vòutz immortala di poètas e gràcias a la tenàcia de qui resist per que aqueste patrimòni cultural e linguístic vene pas eissubliat.  


CERVERI DE GIRONA E DANTE ALIGHIERI
Dante conosceva la poesia Alba religiosa?

di Maria Soresina

Quando Anita Battaglino mi ha sollecitato a cercare su internet la poesia Alba religiosa di Cerverí de Girona non credevo ai miei occhi: inizia proprio come la Divina Commedia! Se qualcuno ha «copiato» non può essere che Dante, perché Cerverí era già attivo come trovatore quando Dante nasceva, nel 1265. Il problema è sapere se Dante lo conoscesse. C'è chi lo sostiene, e certamente è possibile, ma è così importante saperlo? Non per me. Io preferisco lasciarmi affascinare dai versi dell'uno e dell'altro poeta, che sono così straordinariamente simili. Però mi chiedo - e questo sì è importante per me - quale sia il significato di queste storie. E dovrei usare il singolare perché non c'è dubbio: narrano la stessa storia, la storia di un uomo che erra la via, che «smarrisce» la diritta via. E questo uomo soy eu, «sono io» dicono entrambi.

Cerverí parla di una notte escura, Dante di una selva oscura; la notte è fer'e salvatg'e dura, la selva selvaggia e aspra e forte (tre aggettivi divisi da quella strana duplice «e»). No say, «non so dove vado né dove sia» scrive Cerverí, e Dante non so com'i' v'intrai

C'è in entrambi il desiderio di uscirne. In Cerverí la salvezza è rappresentata dall'alba, in Dante dal colle incontrato subito all'inizio del primo canto. Ma vediamo come ne parla:

guardai in alto, e vidi le sue spalle

vestite già de' raggi del pianeta

che mena dritto altrui per ogne calle. Inferno I, 16-18

Quel già non lascia dubbi: si tratta dei primi raggi del sole, si tratta dell'«alba». Come tutte le parole «sacre» per Dante, non compare mai in Inferno, ma eccola nel primo canto del Purgatorio, ad annunciare la vittoriosa uscita da quel mondo di tenebre:

L'alba vinceva l'ora mattutina. Purgatorio I, 115

«Mattutina» era chiamata l'ultima ora della notte, quindi questo primo verso in cui compare nel poema la parola alba sembra quasi alludere alla nit escura di Cerverí. Quel mondo di tenebre da cui Dante è appena uscito è l'Inferno, ma anche Cerverí definisce quella «notte» camí d'infern, cammino d'inferno! I rimandi sono incredibilmente numerosi.

 

Nelle strofe successive Cerverí lascia intendere chiaramente che la sua amia non è una donna in carne ed ossa. Non dice chi sia, ma dice che può vederla solo di giorno. Per questo attende l'alba con struggente desiderio. A questo punto non posso non ricordare gli stupendi versi della Commedia che descrivono l'apparire di Beatrice:

Io vidi già nel cominciar del giorno

la parte oriental tutta rosata,

e l'altro ciel di bel sereno addorno;

e la faccia del sol nascere ombrata. Purgatorio XXX, 22-25

È l'alba, è la prima luce del mattino, ed è in questo magico momento che dentro una nuvola di fiori appare Beatrice. La lettura dei versi di Cerverí mi conferma che non poteva essere diversamente: Beatrice non poteva che apparire nel momento dell'alba perché l'impianto simbolico è assolutamente lo stesso.

Mi vengono in mente altri bellissimi versi, in cui compare la parola «alba». Sono quelli in cui Dante paragona Beatrice a l'augello che posato al nido de' suoi dolci nati desidera portar loro del cibo; si sveglia anzitempo

e con ardente affetto il sole aspetta,

fiso guardando pur che l'alba nasca;

così la donna mia stava eretta

e attenta. Paradiso  XXIII, 8-11

 

Cerverí chiude ogni strofa con la parola alba, Dante termina ogni cantica con la parola stelle. Come non notare allora il verso di Cerverí che dice stella que·l mon guia, «stella che il mondo guida», che è esattamente la funzione che la «stella» ha in Dante, come dicono le famose parole che gli rivolge Brunetto: «Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto».

 

Fondamentale per la comprensione che si tratta dello stesso cammino è la strofa VII, che cito nella traduzione italiana:

Di quest'alba deve ciascun aver desiderio,

ché niun senz'alba non può al dí arrivare

né il Sol vedere.

Tradotto in termini danteschi: senza Beatrice non puoi arrivare a vedere Dio, simboleggiato dal sole. Questo è il versante religioso. Ma in Cerverí, come in Dante, c'è anche un versante laico, civile cui allude, a mio avviso, l'espressione no pot al jorn venir. Per capire queste parole bisogna tornare all'inizio della terza strofa, dove Cerverí fornisce un'importante chiave di lettura: est segles fals es la nuit! La notte è solo una metafora per indicare questa società senza valori che anche Dante definirà secol selvaggio. Sorge allora la domanda: se questa società è rappresentata dalla notte, che cosa rappresenta il giorno? Un mondo diverso. Non l'aldilà, bensì quel mondo di valori e di ideali che era così diffuso in Occitania e in Italia, ma che negli anni in cui scriveva Cerverí - e ancor più in quelli di Dante - stava per essere totalmente sopraffatto. Tuttavia, nonostante gli sforzi compiuti nei secoli per metterlo a tacere, vive ancora. Vive nella voce immortale dei poeti e grazie alla tenacia di chi resiste affinché questo patrimonio culturale e linguistico non venga dimenticato. 


Alba religiosa

Així com aquell que camínant erra el camí

que ha de seguir, quan va de nit obscura,

i té camí dolent i difícil, que l'atura,

i no sap el lloc, ni el camí, on és,

sofrint mal temps en perill de morir,

estic jo, tan impotent de fer el que desitjo:

que veiés acabar la nit, començar l'alba.

 

II

Perquè el camí que havia de fer he errat:

tan fera i salvatge i dura m'és la nit,

i el temps tan dolent que com més va més empitjora;

per la qual cosa no sé on vaig i on m'estic:

que endavant no puc anar ni quedar-me,

ni puc el temps oblidar ni sofrir-lo,

pel que m'imagino que massa vaig retardant l'alba.

 

III

Aquest segle fals és la nit que m'entreté:

camí d'infern, temps inhòspit, ple de rancúnia,

i vall de plors: això diu la Sagrada Escriptura.

I l'infant petit quan naix ho indica,

que amb dolors juga i crida, i sortir

no pot sense plors. Déu veritable, fes-me llum

per dret seguir el camí que dóna a l'alba.

 

IV

Jo no sóc aquell qui va a la seva amiga

de nit, car aquella a qui em lliuro m'aferma

pensant en ella; i cap altra cosa no em preocupa

i deixo la nit, i vull arribar al dia clar:

perquè ella no tem la calúmnia ni la maledicència,

sinó que li puc durant el dia davant anar:

perquè jo odio la nit, tot desitjant l'alba.

 

V

Sé d'un altre amant que s'irrita i s'altera

quan amb la seva dama es troba, i i blasfema i jura

quan arriba el dia i la nit tan poc dura,

i mai no voldria el dia ni l'alba;

i jo, que penso que la nit és tan llarga,

perquè de nit no puc fruir d'aquella de qui sóc,

ni sortir la llum que fa clara i gran l'alba.

 

VI

Goig és i llum, estrella que el món guia,

i mai no existí dama de tal natura,

que quan més pregadors sofreix, més s'enalteix;

i el seu Espòs fa allò que no faria

cap altre espòs, ja que li plau que se serveixi

la seva esposa, (i sigui) amada i obeïda:

perquè és sense falta que l'alba ens mostra el dia.

 

VII

D'aquesta alba ha de tenir desig tothom,

ja que sense l'alba no pot arribar el dia

ni el sol sortir, no s'ha d'odiar l'alba.

 

VIII

El noble rei de Mallorca sap dir

i fer tot bé, i el món l'ha de servir

i obeir, tot servint i honrant l'alba.


Alba religiosa
(traduzione di Luca Quaglia)

Come colui che camminando perde la via

che deve seguire, quando viaggia nella notte scura,

e prende un cammino duro e ostico, che lo ferma,

e non conosce il luogo né la strada in cui si trova,

soffrendo mal momento in pericolo di morte,

son io, tanto impotente a far ciò che desidero:

vedessi finir la notte e cominciare l'alba!

 

II

Ché ho sbagliato il cammino che dovevo percorrere:

tanto mi è la notte fiera e selvaggia e dura,

e il tempo tanto ostile che di momento in momento peggiora;

per la qual cosa non so dove vado né dove sia:

ché avanti non posso andar né ristarmi,

né posso il tempo dimenticare, né patirlo,

per cui mi sembra que vada troppo tardando l'alba.

 

III

Questo secol falso è la notte che mi trattiene:

cammin d'inferno, tempo ostile, pien d'animosità,

e valle di lacrime: ciò dice la Scrittura.

E il bimbo piccolo quando nasce lo indica,

che con dolori si trastulla e s'intrattiene, e uscire

non può senza pianto. Vero Dio, fatemi chiaro

per dritto seguir il cammino prima dell'alba.

 

IV

Io non son per nulla colui che va dalla sua amica

di notte, ché quella cui mi dono mi conferma,

pensando a lei; e di nessun'altra cosa non ho cura,

e lascio la notte, e voglio giunger al chiaro giorno:

ché lei non teme calunnia né maldicenza,

io posso di giorno presentarmi a lei davanti:

per cui io odio la notte, desiderando l'alba.

 

V

Conosco altro amante che ha tristezza e fellonia

quando con la sua donna è, e bestemmia e impreca

quando il dí giunge e la notte sí poco dura,

e mai giorno né alba non vorrebbe;

e io, poiché tanto dura la notte, penso,

che, di notte, non posso, di colei di cui son, gioire,

né la luce veder che ci fa chiara e grande l'alba.

 

VI

Gioia è e luce, stella che il mondo guida,

e mai non fu donna di tal natura,

che, là onde piú soffre di spasimanti, accresce il proprio valore

e il suo Sposo fa ciò che non farebbe

alcun altro sposo, ché gli piace, quando servir

vede la sua sposa, amar ed obbedire:

ché è senza sbagliare che ci va il dí mostrando l'alba.

 

VII

Di quest'alba deve ciascun aver desiderio,

ché niun senz'alba non può al dí arrivare

né il Sol vedere, né deve odiar l'alba-

 

VII

Il nobil re di Mayorca sa dir

e far ogni bene, e il mondo lo deve servire

ed ubbidire, servendo e onorando l'alba.


Vivem un novèl país
de Maurizio Dematteis

LA COMUNITAT ROM EN ITÀLIA

Lhi Rom parteron da l'orient après aver quitat l'Índia, lor tèrra d'origina, d'entorn al sècle XI per de causas encara desconoissuas, se meirant vèrs lhi país occidentals. Las premieras populacions Rom arriberon en Euròpa d'entorn al sècle XIV, mentre que la premiera testimoniança en Itàlia remonta al començament dal 1400.

Lhi a pas d'estimas atendiblas sus lo numre di Rom actualament en Itàlia, mas second un càlcul efectuat sus lhi dats dal govèrn italian s'atestarion a l'entorn di 130.000. Second las organizacions non-governativas lo numre di Rom citadins italians balança entre lhi 60.000 e lhi 90.000, mentre aquel di naissuts a l'estrangier (o naissuts en Itàlia da genitors immigrats) entre lhi 45.000 e lhi 70.000 per un total que balança entre lhi 105 e lhi 160 mila.

Lhi Rom qu'an pas la citadinança italiana provenon principalament da l'est europèu e en particular da l'ex Jugoslàvia. D'uns d'aquesti darriers son de "clandestins" e aquilhi qu'an cerchat de regularizar lor permanença an sovent un permés de permanença temporànea per de periòdes diferents, mas totun sempre breùs. La granda majorança di permés de setjorn acordats ai Rom es vàlida per un periòde da un a sieis mes.

La major part di Rom vivon dedins un estat de segregacion volgua respèct a la societat italiana, e coma denóncion d'unas organizacions impenhaas dins lo reconoissiment di drechs de las popolacions Rom, "a l'alba dal terç millenari l'Itàlia es lo solet país d'Euròpa que vante una ret, organizaa publicament e sostengua, de jutarias per empachar ai Rom la plena partecipacion, o decò masque lo contacte o l'integracion, embe la societat italiana. Dins lo lengatge usual en Itàlia aquesti Rom vivon dins de "champs autorizats" (Rapòrt de l'ERRC - European Roma Rights Center, 03/11/2000).

 

Florin Tanase: musicaire

Florin Tanase, en art "Stufulica", es un Rom originari de la Romania, dins la region de la Moldàvia, arribat en Itàlia fai sèt ans. «Siu partit d'un pichòt vilatge da pè a Bacau per rejónher ma frema, vengua en Itàlia qualque mes derant per trabalh. A pena arribat ai començat a sonar per la via. Era lo 2002, siu arribat a Turin e ai començat a sonar en Via Roma e a Pòrta Palais».

Stufulica de fach es un musicaire, a pas jamai fach d'autre dins la vita. L'era já son petè e puei son paire. Una tradicion de familha que Florin, òme de metz atge mariat e embe quatre filhs, contínua a onorar tuchi lhi jorns. «Fasiu decò já lo musicista en Romania, aviu un grop e sonàvem a las fèstas e ai mariatges. Mas era pas un grop estable coma l'entendetz vosautri aicí en Itàlia, si membres chambiavon segond qui era disponible per aquela data. Én se trobava e via, se partia a sonar». Dal temp qu'en Itàlia al començament es estat de mal far: lhi concèrts per la via, la policia que sovent lo mandava via e lhi gaire sòuds racimolats a fin de jornada. Mesme se, remarca Stufulica: «A la fin tottun me bastavon per me far la jornada».

Après qualque mes d'aquela vita la virada: «Ero mentre que sonavo per la via quora a un moment un filh s'es fermat a me gachar  - soven lo musicaire - es restat fins a la fin dal tòc e puei a començat a me far una seria de demandas. Encuei  embe aquel filh, que se sòna Marco Ghezzo, e nòstra collèga Manuela Almonte avem fondat un grop que se sòna Bruskoi. Embe un calendier de datas ric entre fèstas, apontaments e mariatges en vir per l'Itàlia.

Es capitat que Marco e Manuela, amants de la cultura e la música balcànica, an decidat de  donar vita ensem a Stufulica a un projèct multicultural qu'en partent da lor experiença musicala maüraa a las fèstas occitanas dins las Valadas intresse en contact embe lo patrimòni  musical de la Moldàvia romena. Lo resultat? Lhi Bruskoi Triu, autors d'una música folk novèla ben apreciaa embe Manuela Almonte a la fisa e vòutz, Marco Ghezzo al violon e Stufulica a la guitara acóstica, sax e vòutz. E que per las grandas ocasions se transforma en Bruskoi Prala,  formacion de sieis elements que ve l'apòrt de Stefano Protto al contrabas e de Zita Covacs e Benki Iambor a la dança que presenton doas tradicions de dança: aquela singra e ongueresa.

«Fai cinc ans que sòno embe lhi Bruskoi - contínua Stufulica - e siu mai tranquil. Venon me  pilhar en màquina sot maison e fau mas seradas. Arribo a viure de mon trabalh e buto decò qualquaren en banca per seguressa. Vivo a Coni, dins lo centre istòric, dins un apartament en afit e de bòts que lhi a sòno encà per la via per integrar l'estipendi de ma frema. Ai portats mi filhs en Itàlia, tres mascles e una fumèla: la filha a 28 ans, es la majora e es mariaa a Turin embe un grand musicaire, un clarinetista; un filh estudia al conservatòri de Coni, un es mecànic d'auto e lo tèrç es encara pichonet e viu a maison embe nosautri».

Lhi Bruskoi an un bòn calendier que da la prima a l'auton impenha pas mal lhi siei membres. D'uvèrn menc, com aquò Stufulica torna sonar per las vias de Coni: «»En vila desenant tuchi me conoisson - explica -. Es coma se foguesse resident despuei trent'ans: tuchi aquilhi que passon me saluton e mi parlo embe tuchi. De bòts me dison: "As-tu vist en tv çò qu'a fach aquel romen?". Mi lhi respondo: "Mon char, mi siu tranquil, me conoissetz da tanti ans e ai  pas jamai fach de mal a degun. Mi siu un musicaire, sòno per la via e se vòs me dones qualqua monea, se vòs pas no».

Florin Tanase e sa familha se son ben integrats en Itàlia, tan qu'enquei a la demanda: "Tornaríetz en Romania?" Stufulica respònd sensa esitar: "Juro que tornarei jamai pus. Per mi e ma familha la Romania vai pas. Es ren que lhi sien de problèmas per lhi Rom, d'aquilhi  n'avia fai tanti ans. Soveno lhi còntes de mon paire sus las discriminacions qu'an agut. Encuei lo problèma son lhi sòuds. Encuei en Romania, embe aquesta democracia, un baron de realitats an degut sarrar, lhi patrons di restaurants te sònon a jornaa e se puei lhi plases pas te mandon via. Lhi a pas pus la seguressa d'un estat que te donava un estipendi. Per ben d'ans en Romania én es estat ben, mas aüra pas. Quora lhi avia lo comunisme per nosautri era segurament mielh, én arribava a trabalhar e lhi servicis lhi eron tuichi. Derant que cheiesse lo regime s'avies pas la maison te la donava la comuna, s'avies pas de trabalh te lo trobavon. Aüra pus ren. Aüra lhi a masque pus lhi cinés e lhi turcs que trabalhon per de pagas da fam. Lhi romens son patits tuchi en França, Espanha e Itàlia». Stufulica en Romania a encara la maison de familha: «Aüra es barraa e demòra ailai - explica -. M'interessa pas. Mi parents son tuchi mòrts, ai pus de parents. Masque un fraire ancian e una sòrre a l'estrangier. Lhi siu estat lo darrier bòt fai quatre ans e siu anat trobar lhi mòrts al cementieri. Mas aüra basta, lhi sòuds dal viatge me sièrvon aicí, per minjar. Puei pas me perméter d'anar en Romania embe una frema e de filhs. Ai pas la màquina e aquò costa almenc 2000 euro».

Intrat dins nòstre país coma clandestin, encuei Stufulica es citadin europèu embe tuchi lhi drechs que ne'n venon. E admonís: «En Itàlia fasem ben a far aquestas leis restrictivas per lhi immigrats. Çò qu'as fach tu a ton país? Benlèu as maçat. E çò que fas aicí? As pas una maison, un trabalh? Alora via, torne-te ne' n dins cò tiu». 


  Pòs veire lo filmat
Viviamo un nuovo paese
di Maurizio Dematteis

LA COMUNITÀ ROM IN ITALIA

I Rom partirono dall'oriente dopo aver lasciato l'India, loro terra d'origine, intorno al XI secolo per cause ancora sconosciute, spostandosi verso i paesi occidentali. Le prime popolazioni Rom arrivarono in Europa occidentale intorno al XIV secolo, mentre la prima testimonianza in Italia risale all'inizio del 1400.

Non vi sono stime attendibili sul numero dei Rom attualmente in Italia, ma secondo un calcolo effettuato sui dati in possesso alle autorità governative italiane, si attesterebbero intorno ai 130.000. Secondo le organizzazioni non-governative il numero dei Rom cittadini italiani oscilla tra 60.000 e 90.000, mentre quello dei nati all'estero (o nati in Italia da genitori immigrati) tra i 45.000 ed i 70.000. Per un totale che oscilla tra i 105 e i 160 mila.

I Rom che non hanno cittadinanza italiana provengono principalmente dall'Est europeo e particolarmente dall'ex-Jugoslavia. Alcuni di questi ultimi sono "clandestini", e quelli che hanno cercato di regolarizzare la propria permanenza hanno spesso un permesso di permanenza temporanea, per periodi diversi, ma sempre brevi. La stragrande maggioranza dei permessi di soggiorno concessi ai Rom è valida per un periodo da uno e sei mesi.

La maggior parte dei Rom vivono in uno stato di segregazione voluta rispetto alla società italiana, e come denunciano alcune associazioni impegnate nel riconoscimento dei diritti delle popolazioni Rom, "agli inizi del terzo millennio l'Italia è l'unico Paese d'Europa che vanti una rete, pubblicamente organizzata, e sostenuta, di ghetti per impedire ai Rom la piena partecipazione, od anche solo il contatto o l'integrazione, con la vita sociale italiana. Nel linguaggio usuale in Italia, questi Rom vivono in 'campi' (od in ghetti) autorizzati" (Rapporto dell'ERRC - European Roma Rights Center, 03/11/2000).

 

Florin Tanase: musicista

Florin Tanase, in arte Stufulica, è un Rom originario della Romania, nella regione della Moldavia, arrivato in Italia sette anni fa. «Sono par tito da un piccolo paese vicino a Bacau per raggiungere mia moglie, venuta in Italia per lavoro da qualche mese. Appena arrivato ho cominciato a suonare per strada. Era il 2002, sono arrivato a Torino e ho cominciato a suonare in via Roma e a Porta Palazzo».

Stufulica infatti è un musicista, non ha mai fatto altro nella vita. Lo era già suo nonno, e poi suo padre. Una tradizione di famiglia che Florin Tanasa, uomo di mezza età sposato con quattro figli, continua ad onorare tutti i giorni. «Facevo già il musicista in Romania - continua Stufulica - avevo un gruppo con cui suonavo alle feste o ai matrimoni. Ma non era un gruppo stabile come lo intendete voi qui in Italia, cambiava i suoi membri a seconda di chi era disponibile in occasione del concerto. Ci si trovava e via, si partiva a suonare». In Italia invece l'inizio è stato difficile: i concerti in strada, la polizia che spesso lo mandava via e i pochi soldi racimolati a fine giornata. Anche se, sottolinea Stufulica: «Erano comunque sufficienti per "farmi la giornata"».

Dopo qualche mese di questa vita la svolta: «Stavo suonando per strada quando un ragazzo si è fermato a guardarmi - ricorda il musicista -. E' rimasto fino alla fine del brano e poi ha cominciato a farmi una serie di domande. Oggi con questo ragazzo, di nome Marco Grezzo, e con la nostra collega Manuela Almonte abbiamo creato un gruppo che si chiama Bruskoi. Con un calendario di date ricco, tra feste, appuntamenti e matrimoni in giro per l'Italia».

E' successo che Marco e Manuela, amanti della cultura e musica balcanica, hanno deciso di dare vita insieme a Stufulica  ad un progetto multiculturale che, partendo dalla loro esperienza musicale maturata nelle feste occitane delle Valli Alpine, entrasse in contatto con il patrimonio suonato nei battesimi e nei matrimoni zingari della Moldova romena. Risultato? I Bruskoi Triu, autori di una nuova musica folk molto apprezzata, realizzata da Manuela con fisarmonica e voce, Marco con violino e voce e Stufulica con chitarra, sax e voce. E che per le grandi occasioni si trasforma in Bruskoi Prala, band di sei elementi che vede l'apporto di Stefano Protto al contrabbasso e di Zita Kovacs e Benki Iambor alla danza, che presentano due tradizioni di ballo: quella zingara e ungherese.

«Sono cinque anni che suono con i Bruskoi - continua Stufulica - e sono più tranquillo. Vengono a prendermi in auto sotto casa e faccio le mie serate. Riesco a vivere del mio lavoro e metto anche qualcosa in banca per sicurezza. Vivo a Cuneo, nel centro storico, in un alloggio in affitto, e qualche volta suono ancora per strada per integrare lo stipendio di mia moglie. Ho portato i miei figli in Italia, tre maschi e una femmina: la figlia ha 28 anni, è la maggiore, ed è spostata a Torino con un grande musicista, un clarinettista; un figlio studia al Conservatorio di Cuneo, uno è meccanico d'auto e il terzo è ancora piccolino e vive in casa con noi».

I Bruskoi hanno un buon calendario, che da primavera all'autunno impegnano i loro membri. Durante l'inverno meno, e Stufulica riprende a suonare per le strade di Cuneo: «In città ormai mi conoscono tutti - spiega -. E' come se fossi residente da 30 anni: tutti quelli che passano mi salutano, e io parlo con tutti. A volte mi dicono: "hai visto in tv cosa ha fatto quel rumeno?". Io gli rispondo: "carissimo, io sono tranquillo, mi conoscete da tanti anni e non ho mai fatto male a nessuno. Io sono musicista. Suono per strada e se vuoi mi dai qualche soldo, se non vuoi no».

Florin Tanasa e la sua famiglia si sono integrati bene in Italia, tanto che oggi, alla domanda: "Tornereste in Romania", Stufulica risposte senza esitare: « Giuro che non torneremo mai più. Per me e la mia famiglia la Romania non va. Non perché ci siano problemi per i Rom, quelli c'erano tanti anni fa. Ricordo i racconti di mio padre sulle discriminazioni subite. Oggi il problema sono i soldi. Oggi in Romania, con questa democrazia, molte realtà hanno dovuto chiudere. E i padroni dei ristoranti ti chiamano a giornata, e poi magari se non gli vai a genio ti mandano via. Non c'è più quella sicurezza di uno stato che ti dava uno stipendio. Per molti anni in Romania si è stati bene, ma adesso no. Quando c'era il comunismo per noi si stava sicuramente meglio, si riusciva a lavorare e c'erano tutti i servizi. Prima che cadesse il regime se non avevi la casa te lo dava il comune, se non avevi lavoro te lo trovavano. Ora nulla. Ora ci sono solo più cinesi e turchi che lavorano per stipendi da fame. I rumeni sono andati via tutti, in Francia, Spagna e Italia». Stufulica in Romania ha ancora la casa di famiglia: «Ora è chiusa e rimane lì - spiega -. Non mi interessa. I miei familiari sono tutti morti, non ho più parenti. Solo un fratello anziano e una sorella all'estero. Ci sono stato l'ultima volta quattro anni fa, e sono andato a trovare i morti al cimitero. Ma ora basta, i soldi del viaggio mi servono qui, per mangiare. Non posso permettermi di andare in Romania con moglie e figli. Non ho la macchina e mi costa almeno 2000 euro».

Entrato come clandestino nel nostro paese, Stufulica oggi è cittadino Ue, con tutti i diritti che ne conseguono. E ammonisce: «In Italia facciamo bene a fare queste leggi restrittive per gli immigrati. Cosa hai fatto tu al tuo paese? Magari hai ammazzato. E cosa fai qui? Non hai casa, non hai lavoro? Allora via, tornatene a casa tua».


  Guarda il filmato
CHAMINAR E PENSAR
de Peyre Anghilante

Anton Pavlovic Cechov

LA DÒNA EMBE LO CHANET - 2ª part

 

III

A Mosca, a sa maison, tot era já coma d'uvèrn. S'aviscavon las estuas e lo matin, quora las mainaas prenion lo tè derant d'anar al licèu, fasia encara nuech e l'anciana institutritz aviscava lhi lumes per un pauc de temp. Començava já a jalar. Quora chei la premiera neu, lo premier jorn qu'én pòl anar sus la lieia, es bèl veire la tèrra e lhi cubèrts parelh blancs; én respira a plen aire e én se soven di siei joves ans. Lhi vielhs telhs, las bèulas blanchas de rosaa an un aire coma enfantil; son mai pròches de nòstre còr que non pas lhi ciprés o las palmas, e da pè d'ilhs ven pas mai envea de pensar a las montanhas o a la mar.

Gurov era un moscovit. Era tornat a Mosca dins una bèla jornaa de gèl; e quora, après aver vestit mai sa pelissa e rebutats lhi siei gants chauds per anar far una promenada sus la Petrovska e aver auvit, lo sande sera, lo campanear de las gleisas, lo viatge que venia de far, e lhi pòst qu'enlora avia laissats perderon per el tot enchant. Bramava còntra la Crimea, Jalta, lhi Tartars, las fremas, e assegurava que la Soïssa era pus bèla de la Crimea. S'enfonset mai, pauc a pauc, dins la vita de Mosca, devorant tres jornals al jorn, per sosténer puei que lesia pas, per principi, lhi jornals de Mosca. Já començavon a l'atraire lhi restorants, lhi cèrcles, las gròssas merendas, las fèstas jubilaras. Já lo careceava lo fach que d'avocats renomats, d'artistas celèbres frequentesson sa maison; e que al cèrcle di doctors juesse a cartas ensem a un professor. Era já mai bòn a s'engolar un'entiera porcion de Seliànka(1).

S'imaginava que en menc d'un mes l'image de Anna Sergèevna seria avalia de sa memòria e seria pareissua que de temp en temp dins lhi sumis, embe son sorrís esmovent, coma era estat embe d'autras fremas. Mas passet mai d'un mes, foguet l'uvèrn plen, e dins son recòrd tot restava viu coma se se foguesse separat da ilhe ren que lo jorn avant. E lhi recòrds s'avivavon totjorn mai dins sa tèsta.

Sia que de son estudi entendesse, dins lo silenci de lo sera, la vòutz de si filhs qu'estudiavon la leiçon, sia qu'auvesse chantar una romança, sonar l'armòni dins un restorant, o l'aura gémer dins la chiminea, se renforçava dins sa memòria lo pensier d'aquò qu'era capitat sus lo mòle, e l'alba brumosa sus lhi monts, e lo batèl qu'arribava da Teodòsia, e lhi bais. Virava a lòng dins son estància en anant après ai recòrds, en sorrient. Puei aquilhi recòrds venion de fantasticarias e lo passat se confondia, dins son imaginacion, embe l'avenir.

La veïa pas en sumi, mas ilhe lo seguia d'en pertot parelh que son ombra. Quora sarrava lhi uelhs, la veïa coma foguesse estaa aquí, emai encara pus jove, pus bèla e pus tenra que dins la realitat. Decò el se veïa dins lo recòrd ben melhor de quant foguesse estat enlora a Jalta. Lo sera retrobava dins sa bibliotèca, da cant dal foier e en tuchi caires lo regard d'Anna Sergèevna; sentia son sofle, lo froissar careçeant de sas vèstas. Per la via seguia embe lhi uelhs las fremas ne'n cerchant una que lhi semelhesse. Provava un besonh imperiós de confiar a qualqu'un si recòrds; mas a maison polia pas parlar de son amor, e defòra avia pas degun da se confiar. Era pas a si vesins o ai collègas de banca qu'auria polgut far de confidenças. D'autre cant, çò que lhi auria polgut dir? Avia amat? Lhi avia agut dins sa relacion embe Anna Sergèevna qualquaren de bèl, de poètic, d'edificant, o decò masque d'interessant?

Pr'aquò era constrech a devisar en maniera vaga de l'amor, de las fremas, e degun coneissia çò qu'avia dedins. Masque sa frema froncia las parpelhas brunas e disia:

«La part de l'òme fat t'ista pas dal tot, Dmitrij».

Un bòt, de nuech, en sortent dal cèrcle di metges embe un companh de juec, un foncionari, polguet pas se tenir e diset:

«Se saubessetz que frema jòlia ai coneissut a Jalta!»

«Quora?»

«Aqueste auton. Se pòl pas dir que foguesse d'una beltat excepcionala, mas m'a fach un'impression irresistibla; me'n siu pas encara remés».

Lo foncionari prenet plaça dins la veitura e quora aquela se boget se viret de còlp, en lhi bramant:

«Dmitrij Dmitric!»

«Qué lhi a?»

«Avíetz rason derant: l'estorion era pas fresc!»

Per un motiu estranh, aquelas paraulas tan banalas indigneron Gurov. Lhi semelheron infinitament grossieras e umiliantas. Que costumas salvatjas! Que gent! Que nuechs deschabestraas, que jornaa vueidas e sensa enterès! Juec acarnit, golardarias, embriaguesa e sempre lhi mesmes devís sus lhi mesmes arguments.

D'afars inútils e un parlar monòton ocupavon la major part dal temp. Un viure pesoge, absurde, estroçat, dal qual én pòl pas sortir ni escapar: parier d'èsser enclavats dins un manicòmi o una preison.

Gurov, desdenhat, polguet pas sarrar lhi uelhs aquela nuech. E l'endeman auguet mal de tèsta tot lo jorn. Durmet mal decò las nuechs d'après, passaas a meditar setat sus lo liech e a virar en lòng e en larg per l'estàcia. Tot l'agaçava, lhi filhs, la banca. Avia pas envea de sortir ni de parlar. Lhi tornavon a la ment aquelas paraulas:

«L'estorion era pas fresc».

En desembre, dins lo periòde de las fèstas, diset a la frema qu'anava a Sant Peireborg per s'ocupar d'un jove, e partet per S... perqué? Nimanc el lo saubia. Avia vuelha de veire Anna Sergèevna, de lhi parlar, d'obtenir da ilhe un apontament, s'aquò era possible.

Arribet a S... de bòn matin e prenet a l'aubèrge la chambra melhora, ente un tapís grís coma lo paletò di soldats curbia lo sòl. Sus la taula lhi avia un ancrier cubèrt de possiera que representava un guerrier a caval qu'auçava lo bráç embe lo chapèl e al qual mancava la tèsta.

Lo soïsse lhi donet totas las informacions dont avia besonh. Lo senhor Von Dideritz demorava en Via vielha di Vasiers, près de l'auberge, dedins una maison sia. Era ric, avia de cavals, en vila tot lo monde lo coneissia. Lo portier prononciava son nom Drydrytz(2).

Gurov, sensa pressa, anet a la via indicaa e trobet la maison, derant la quala s'eslonjava una granda clea de bòsc gris espanteat de clòs.

«Es pro ver: una clea pariera fai pròpi venir vuelha d'escapar», penset Gurov, en guinchant las fenèstras. Se diset que, en essent jòrn festiu, de segur l'òme era a maison: e totun seria estaa una mancança de duech arrribar com aquò e portar lo rabèl dins la maison; d'autre caire, se escrivia, las paraulas polion capitar sot l'uelh de l'òme, tot seria estat perdut. Mielh se reméter al cas.

Anet amont e aval, lòng la clea grisa, en atendent çò qu'anava capitar. Veiet dins la cort un mendicant e auvet japar lhi chans. Passaa un'ora entendet lo sòn feble e indistint d'un pianofòrt. Devia èsser Anna Sergèevna que sonava. Pus tard l'uis se durbet e apareisset una vielha acompanhaa dal chanet blanc, que Gurov coneissia ben. Faset per sonar lo chan, mas d'un crèp lo còr se butet a picar tan fòrt que l'emocion lhi faset desmentiar lo nom.

Continuava a anar e venir, detestava sempre mai aquela clea grisa. Pensava agaçat que Anna Sergèevna l'avia desmentiat, que sens dúbit aüra se destraïa embe un autre: causa naturala, d'autre cant, per una dòna jove constrecha a aver dal matin a lo sera aquela maledeta clea derant lhi uelhs...  Rintret a l'auberge, montet dins sa chambra e restet a lòng sal sofà, ren saubent çò que far. Puei anet a disnar; e pus tard s'endurmet, e durmet lonjament.

«Coma es da nècis e coma es nuiós», penset en se revelhant e en veient lhi veires escurs (lo sera era já calat). «Perqué me siu endurmit?» 

Setat sus lo liech da la cubèrta grisa pariera an aquelas que se tròbon enti espidals, s'esquernia d'el, embe despèct: «Vaicí ta dama embe lo chanet, vaicí ton aventura! Aüra sies encloat aicí!»

Aquel matin, a l'estacion, avia gachat un grand manifèst qu'anonciava per lo sera la premiera representacion de n' opereta, la Geisha; se'n sovenet e anet a teatre.

«Es probable», se diset, «qu'ilhe assiste a las premieras representacions».

La sala era borraa. Coma en tuchi lhi teatres de província una nèbla fina s'enairava al dessobre dal lampadari. La galeria fremesia de bruchs. Dins la premiera fila de las poltronas d'orquèstra se veïon lhi elegantons de la vila, drechs, embe las mans darreire l'eschina. Dins la lòtja dal governator, sus lo denant, era setaa sa filha, embe un bòa sus las espatlas. Lo governator se parava darreire una cortina; se veion ren que sas mans. Lo sipari s'agitava, lhi musicaires acordavon a lòng lors enstruments. Mentre lo públic intrava e prenia plaça, Gurov cerchava avidament embe lhi uelhs dedins la sala.

Finalament intret Anna Sergèevna e anet se setar a la tèrça fila de poltronas. La veient, Gurov sentet lo còr se sarrar. Comprenet que degun al mond lhi era pus pròche, pus char, ni avia per el un'importança pariera. Aquela frema menua, sensa ren d'apareissent, perdua dins un monde provincial, embe en man una luneta quala se sie, emplenia en aquel moment tota sa vita. Era per el la soleta fònt d'afan e de jai, e lo solet bonaür qu'ele bramava. Al sòn di paures enstruments de l'orquèstra, di miserables violons, el pensava a ilhe, a coma era bèla. Pensava e sumiava.

Intret embe Anna Sergèevna un jove pro aut, corpulent, un pauc corb, lhi favorins talhats corts, e lhi s'assetet da cant; a chasque pas dindaneava la tèsta coma salutesse qualqu'un. Devia èsser l'òme, qu'un bòt a Jalta, dins un esfòg d'amaressa, ilhe avia definit un lacai. E da bòn, embe aquela sia figura alonjaa, lhi favorins e la tèsta un pauc pelaa, son aspèct polia ben semelhar an aquel d'un camerier; avia un sorrire dòuç e la plaqueta universitària que lusia a sa botoniera semelhava al numre que pòrton lhi cameriers dins lhi restaurants.

Al premier intermèdi anet dins lo fumoir e Anna Sergèevna restet a sa plaça. Gurov, qu'avia decò una poltrona d'orquèstra, s'aprochet a ilhe e diset, s'esforçant de sorrire, mas embe la vòutz que tramolava:

«Vos saluto».

Ilhe lancet un esgard sus el e venet espàllia; lo gachet mai, embe terror, creient pas a si uelhs; e embe la man estrenhet fòrt lo ventalh e la luneta. Era evident que lutava perque sas fòrças lhi venesson pas a menc. Taseron tuchi dui. Ilhe demorava setaa; e el, en pè, esfraiat da son turbament, encalava pas s'assetar. Lhi violons e la flaüta finalament encordats, comenceron a sonar; e d'un crèp lhi dui se senteron envaïr da la paor. Lor pareisset que lhi guinchesson da totas las lòtjas.

Alora ilhe s'aucet e s'empresset vèrs la sortia. El lhi anet après. E vagueron estordits per lhi corredors, montant e calant lhi eschaliers; una fola de magistrats, professors o foncionaris dal ministèri di apanatges, tuchi en unifòrm e distintiu, passava derant ilhs. S'apercebion, da las vèstas, da las pelissas, des senhoras; senteron una fòrta corrent d'aire que portava un odor de mochonets de cigarretas campaas. E Gurov, embe lo còr que lhi picava fins a se troçar, pensava: «Que martiri, que patiment! Mon Diu, perqué tot aquel monde, aquela orquèstra?»

An un bòt se sovenet que lo sera qu'avia acompanhaa Anna Sergèevna a l'estacion, ilhe lhi avia dich qu'entre ilhs tot era finit, que jamai pus se serion revists. E ensita, coma eron encara luenhs da la fin!

Derant na pichòta eschala estrecha e escura ente era escrich: «Intrada a l'anfiteatre», Anna Sergèevna se fermet. «Coma m'avetz espaventaa!» diset en tranflant, encara pàllia e estonaa; «N'en siu quasi mòrta! Perqué setz vengut?»

Mai amont, sus lo planeròtol, dui liceals fumavon en lhi agachant; mas Gurov, en perdent la rason, l'agafet e lhi curbet de bais la persona, lo còl, las mans.

«Qué fasetz! Qué fasetz!» Diset ilhe terrifiaa, lo possant arreire. «Sem mats tuchi dui! Partetz aqueste sera! Vos emploro, pr'aquò qu'avetz de pus sacre. Vos n'en prego! Lhi a qualqu'un.»

Qualqu'un, per da bòn, montava lhi eschaliers.

«Chal que partetz», murmuret Anna Sergèevna.  «Comprenetz, Dmitrij Dmitric? Venerei vos trobar a Mosca. Siu pas jamai estaa aürosa, lo siu pas e lo serei pas jamai; fasetz-me pas sufrir encà de mai! Vos juro, venerei a Mosca da vos. Mas aüra, separem-nos! Mon amor, mon aimat, laissatz-me!»

Lhi sarret las mans e lèsta comencet a calar lhi eschaliers, se virant de contuni vèrs el; e se polia veire da si uelhs que da bòn ilhe era pas aürosa. Gurov demoret fèrm un instant, a l'escòut . Quora auvet pus ren, anet al gardaròba e sortiet dal teatre.

 

IV

 

Anna Sergèevna anava de temp en temp a Mosca a lo trobar. Chasque dui o tres mes partia da S... en disent a l'òme qu'anava consultar un grand especialista per las malatias de las fremas. L'òme lhi creïa e lhi creïa pas. Arribaa a Mosca, calava a l'auberge «Lo Bazar Eslau» e mandava un factorin a avertir Gurov. El la rejonhia e degun n'en saubia pas ren.

Un matin d'uvèrn, mentre anava da ilhe (lo factorin era vengut lo sera derant, mas l'avia pas trobat), Gurov acompanhava la filha al licèu, qu'era sus lo chamin. La neu cheïa a patàs.

«Fai tres grads sobre zèro e totun, vees, la charamalha», disia a sa filha. «Aquò perque masque la superfícia de la tèrra es chauda, mentre que mai en aut dins l'atmosfèra la temperatura es diferenta».

«Paire, perqué d'uvèrn én auv pas lo tròn?»

Gurov lhi expliquet decò aquò. Devisava e pensava que, era aquí per anar a un encòntre d'amor e degun, degun lo saubia pas, ni benlèu l'auria jamai saubut. El avia doas vitas: una en plena lutz, que veïa e coneissia qui se sie volguesse, una vita plena de veritats e messonjas convencionalas; e un'autra qu'avenia en secret. E per un'estranja coïncidença de circonstanças, benlèu casuala, tot çò qu'era per el important, interessant, indispensable, tot çò qu'el avia de sincèr, de franc e formava coma lo còr de sa vita, vaquí, restava estremat a lhi autri. Al contrari, aquò qu'era messonja, e l'invòlucre per dir-la parelh dal qual se curbia - son emplec a la banca, per exemple, sas discussions al cèrcle, lhi siei «èsser inferiors», - tot aquò era al clar dal jorn. Judiquet lhi autri da el mesme, en mesfiant d'aquò que veïa e se disent que lo «vel dal mistèri», coma lhi vels de la nuech, cuèrb sempre dins lhi autri la vera vita, aquela que còmpta. Chasque particulara existéncia repausa sus lo mistèri; e benlèu es un pauc la rason per la quala chasque persona da ben ten tant a que se respecten si secrets.

Après aver acompanhaa la filha al licèu, Gurov anet al «Bazar Eslau». Laisset en bas la pelissa, montet assús e piquet plan a la pòrta. Trobet Anna Sergèevna embe sa vèsta grisa qu'el preferia a totas autras. Lo viatge e l'atenta l'avion fatigaa; atendia dal jorn de derant. Era pàllia e l'agachet sensa sorrire. A pena intrat, anet s'agremolir còntra son pitre; lor bais foguet lòng e lent, coma se se foguesson pas vists despuei dui ans.

«E ben,» lhi demandet, «qu'a la de nòu, ailen?»

«Atend, te lo direi. Per lo moment puei pas.»

Las grimas lhi empedion de parlar. Se viret e portet lo mochet a lhi uelhs.

«Laissem que s'esfògue,» penset. «Entrementier me seto», e s'abauset dins una poltrona.

Sonet lo choquin e faset portar de tè. Dal temp que lo prenia ilhe restava en pè, viraa dal cant de la fenèstra. Plorava per l'agitacion, per l'amara consciença de lor vita tan penibla; se veïon ren que d'estremat, devion s'estremar coma de ladres. Eron pas lors doas vitas troçaas?

«Via, via, quita de plorar,» lhi diset el.

Era clar per el que lor amor seria pas finit tant lèu. Anna Sergèevna s'estachava sempre mai a el, lo adorava, e seria estat insensat lhi dir que lor amor seria finit. Lhi auria pas cregut. S'avesinet e la prenet dedins si braç; la curbet de careças, la consolet; e d'un crèp s'entreveiet dins l'espech. Sa tèsta començava a grisear. Foguet colpit de se veire tant envielhit e embrutit en aquilhi gaire darriers ans: las espatlas de Anna Sergèevna, que sentia sot sas mans, eron chaudas e tremantas. Provet de compassion per aquela vita encara tan chauda e tan bèla que, coma la sia, auria començat ben vite, d'un biais evident, a passir e flapir. Perqué ilhe l'amava tant? Ele era sempre pareissut a las fremas diferent d'aquel que era. Era pas el que amavon, mas un èsser creat da lor imaginacion e qu'elas cerchavon, avidament, en tota lor vita. Puei, bèla en s'avisant de lor fauta, continuavon totun a l'amar; e pas una era estaa aürosa embe el. Lo temp passava; el fasia de nòvas conquistas, puei s'estofiava; e avia pas jamai amat realament. Tantas causas lhi avia agut en aquelas relacions, mas d'amor jamai.

Masque aüra que sa tèsta venia grisa amava realament, per da bòn; per lo premier bòt en sa vita.

Anna Sergèevna e ele s'amavon coma dui èssers ben pròches l'un a l'autre, intims coma un òme e una frema, o coma dui tenres amís. Lor semelhava que la sòrt lhi auguesse destinats l'un a l'autre; e era incomprensible que foguesson mariats. Una causa mostruosa. Eron coma dui auçels migraires, mascle e fumèl, pres ensem e butats en doas gàbias separaas. Se perdonavon l'un l'autre tot aquò dal qual avion onta dins lor passat, e sention que lor amor lhi avia transformats.

Un temp, dins lhi moments de tristessa, Gurov se consolava embe tota sòrta d'arguments que lhi venion en tèsta; mas aüra pensava pus a rasonar. Provava una profonda compassion; volia èsser grinós e sincèr.

«Su, quita de plorar, paura chara», diset; «As plorat pro. Devisem un pauc, trobarèm qualquaren».

Deviseron a lòng, en discutent sus la maniera de dever pus s'estremar de contuni, mentir, viure en doas vilas diferentas, divís tant a lòng l'un da l'autre; e de rómpe tuchi aquilhi obstacles insuportables. Coma far? demandava ele desperat: coma?

E lor semelhava que, encara un pauc, e la solucion se seria trobaa; e alora seria començaa una vita nòva e bèla. Mas era clar, a chascun, qu'eron ben luenh da lhi arribar; e que lo mai difícil, lo mai complicat, era a pena començat.

 

1) Sopa de chaul aigre, charn, cocombres.

2) Sovent, dins lhi aubèrges, lhi portiers, lhi caps cameriers, etc., eron soïsses o tedescs

  Pòs escotar aqueste servici
CAMMINARE E PENSARE
di Peyre Anghilante

Anton Pavlovic Cechov

LA SIGNORA COL CAGNOLINO - 2ª parte

 

III

A Mosca, a casa sua, tutto era già come d'inverno. Si accendevano le stufe, e il mattino, quando i ragazzi prendevano il tè prima di recarsi al liceo, faceva scuro ancora, e la vecchia istitutrice accendeva per un po' di tempo le luci.

Cominciava già a gelare. Quando cade la prima neve, il primo giorno in cui si può andare in slitta, è piacevole veder la terra e i tetti così bianchi; si respira liberamente a pieni polmoni e ci si ricorda dei propri giovani anni. I vecchi tigli, le betulle bianche di brina hanno un'aria come infantile; sono più prossimi al nostro cuore che non i cipressi e le palme, e accanto a loro non vien più voglia di pensare alle montagne o al mare.

Gùrov era un moscovita. Aveva fatto ritorno a Mosca in una bella giornata di gelo; e quando, dopo rivestita la sua pelliccia e rimessi i suoi guanti caldi per fare una passeggiata sulla Petrovka, e ebbe udito, il sabato sera, lo scampanio delle chiese, il viaggio che aveva fatto poc'anzi, e i luoghi che aveva allora lasciato, perdettero per lui ogni incanto. Inveiva contro la Crimea, Jàlta, i Tartari, le donne, e assicurava che la Svizzera è più bella della Crimea.

S'immerse nuovamente, a poco a poco, nella vita di Mosca, divorandosi tre giornali al giorno, per poi asserire che non leggeva, per principio, i giornali di Mosca. Ricominciarono ad attirarlo i ristoranti, i circoli, i grandi pranzi, le feste giubilari. Già lo lusingava il fatto che degli avvocati noti, degli artisti celebri, frequentassero la sua casa; e che al circolo dei dottori egli giocasse a carte con un professore. Di nuovo era capace di mangiarsi un'intera porzione di seljànka[i].

Supponeva che in meno di un mese l'immagine di Anna Sergèevna si sarebbe velata nella sua memoria e non gli sarebbe apparsa che di quando in quando nei sogni, col suo sorriso commovente, come era accaduto con altre donne. Ma trascorse più di un mese, si fu in pieno inverno, e nel suo ricordo tutto rimaneva vivo come se non si fosse separato da Anna Sergèevna che il giorno innanzi. E i ricordi gli si ravvivavano sempre di più.

Sia che dal suo studio intendesse nel silenzio della sera la voce dei suoi figli che studiavano la lezione, sia che sentisse cantare una romanza, suonare l'organetto in un ristorante, o il vento gemere nel caminetto, gli s'ingrandiva nella memoria il pensiero di quanto era avvenuto sul molo, e l'alba nebbiosa sui monti, e il battello che giungeva da Teodosia e i baci. A lungo camminava nella sua stanza inseguendo i ricordi, sorridendo. Poi i ricordi gli si tramutavano in fantasticherie e il passato si confondeva, nella sua immaginazione, con l'avvenire.

Non vedeva Anna Sergèevna in sogno, però essa lo seguiva dovunque, come la sua ombra. Allorché chiudeva gli occhi, la vedeva come fosse stata lì; ma essa era ancora più giovane, più bella e più tenera che nella realtà. Anche lui si vedeva nel ricordo assai migliore che non fosse stato allora a Jàlta. La sera ritrovava nella propria biblioteca e presso il focolare e in tutti gli angoli gli sguardi di Anna Sergèevna; sentiva il suo soffio, il fruscio carezzevole delle sue vesti. Per via seguiva le donne con gli occhi cercandone una che le somigliasse. Provava un bisogno imperioso di far parte a qualcuno dei suoi ricordi; ma a casa non poteva parlare del suo amore, e fuori casa non aveva nessuno con cui confidarsi. Non era ai suoi inquilini o ai colleghi di banca che avrebbe potuto fare delle confidenze. D'altronde, che cosa avrebbe potuto dire loro? Aveva amato? C'era stato nella sua relazione con Anna Sergèevna qualcosa di bello, di poetico, di edificante, o anche solo di interessante?

Era perciò costretto a parlare in modo vago dell'amore, delle donne, e nessuno dubitava di quanto avveniva in lui. Solo sua moglie aggrottava le sopracciglia scure, e diceva: «La parte dell'uomo fatuo non ti si addice per nulla, Dmìtrij.»

Una volta, di notte, uscendo dal circolo dei medici con un compagno di gioco, un funzionario, non poté trattenersi e disse: .

«Sapeste che donna incantevole ho conosciuto a Jàlta!»

«Quando?»

«Quest'autunno. Non si può dire che fosse di una bellezza eccezionale, ma essa ha fatto su me un'impressione irresistibile; ancora non me ne sono rimesso.»

Il funzionario prese posto nella slitta e quando questa si mise in moto, si voltò d'un tratto gridandogli:

«Dmìtrij Dmìtric!»

«Che c'è?»

«Avevate ragione poco fa: lo storione non era fresco!»

Chissà perché, quelle parole così banali indignarono Gùrov. Gli sembrarono infinitamente grossolane e umilianti. Che costumi selvaggi! Che gente! Che notti disordinate, che giornate vuote e senza interesse! Gioco accanito, ghiottonerie, ubriachezza, e sempre le stesse conversazioni sugli stessi argomenti.

Degli affari inutili e un parlare monotono occupavano la maggior parte del tempo. Un vivere pesante, assurdo, strozzato, da cui non si può né uscire né fuggire: come chiusi in un manicomio o in un penitenziario.

Gùrov, sdegnato, non potè chiudere gli occhi, quella notte. E l'indomani ebbe mal di capo tutto il giorno. Dormì male anche le notti seguenti, passate a meditare seduto sul letto o a percorrere la camera in lungo e in largo. Tutto lo infastidiva, i suoi figlioli, la banca. Non aveva voglia di uscire né di parlare. Alle orecchie gli ritornavano quelle parole:

«Lo storione non era fresco.»

In dicembre, nel periodo delle feste, disse alla moglie che andava a Pietroburgo per occuparsi di un giovane, e si recò a S... Perché? Non lo sapeva nemmeno lui. Aveva desiderio di vedere Anna Sergèevna, di parlarle, di ottenere da lei un appuntamento, se era possibile.

Arrivò a S.. di buon mattino e prese all'albergo la camera migliore, quella in cui un tappeto grigio come i cappotti dei soldati ricopriva il pavimento. Sul tavolo stava un calamaio ricoperto di polvere, che rappresentava un guerriero a cavallo, che alzava il braccio col cappello, e a cui mancava la testa.

Lo svizzero gli diede tutte le informazioni necessarie. Il signor von Dideritz abitava in Via vecchia dei Vasai, presso l'albergo, in una casa sua. Era ricco, aveva cavalli, nella città tutti lo conoscevano. Il portiere pronunciava il suo nome: Drydrytz[ii].

Gùrov, senza fretta, si recò nella via indicata e trovò la casa, in faccia alla quale si allungava difatti una gran stecconata di legno grigio, sparso di chiodi.

«É vero: un simile steccato fa proprio venir la voglia di scapparsene,» pensò Gùrov, adocchiando le finestre.

Si disse che, essendo giorno festivo, il marito era certo in casa: sarebbe stato d'altronde una mancanza di tatto, sopraggiungere così d'improvviso, e portare scompiglio in casa; però, se scriveva, le sue parole potevano capitare sotto gli occhi del marito, ogni cosa sarebbe perduta. Meglio rimettersi al caso.

Andò su e giù, lungo lo steccato grigio, in attesa di eventi. Vide nella corte un mendicante, e intese i cani abbaiare. Un'ora dopo percepì il suono fievole e indistinto di un pianoforte. Doveva essere Anna Sergèevna che suonava. Più tardi la porta s'aprì, e venne fuori una vecchia accompagnata dal cagnolino bianco, che Gùrov conosceva bene. Volle chiamare il cane; ma d'improvviso, il cuore gli prese a battere così forte, che l'emozione gliene fece scordare il nome.

Continuava ad andare e venire, detestava sempre più lo steccato grigio. Pensava con irritazione che Anna Sergèevna l'aveva dimenticato, che essa si distraeva ora, senza dubbio, con un altro: cosa del resto affatto naturale, in una giovane donna, costretta ad avere da mattina a sera un maledetto stecconato davanti agli occhi... Rientrò all'arbergo, salì in camera e rimase per lungo tempo seduto sul divano, non sapendo che fare. Andò poi a pranzo; e più tardi si addormentò, e dormì lungamente.

«Com'è da stupidi e com'è noioso,» pensò svegliandosi e vedendo i vetri oscuri (la sera era già scesa). «Perché mi sono addormentato?»

Seduto sul letto dalla coperta grigia pari a quelle che si trovano negli ospedali, scherniva se stesso, con dispetto: «Eccoti la tua dama col cagnolino, eccoti l'avventura! Ora sei inchiodato qui!»

Quel mattino, alla stazione, aveva osservato un grande manifesto che annunciava per la sera la prima rappresentazione di un'operetta, la Geisha; se ne ricordò, e andò a teatro.

«E' probabile,» si disse, «che lei assista alle prime rappresentazioni.»

La sala era piena. Come in tutti i teatri di provincia una nebbiolina si librava al di sopra del lampadario. La galleria si agitava rumorosamente. Nella prima fila delle poltrone d'orchestra si vedevano gli elegantoni della città, ritti, con le mani dietro la schiena. Nel palco del governatore era seduta, sul davanti, sua figlia, con un boa sulle spalle. Il governatore si nascondeva modestamente dietro una tenda; non si vedevano che le sue mani. Il sipario si agitava, i musicisti accordavano lungamente i propri strumenti. Mentre il pubblico entrava e sedeva, Gùrov cercava avidamente con gli occhi dentro la sala.

Anna Sergèevna finalmente entrò e andò a sedersi nella terza fila delle poltrone. Scorgendola, Gùrov sentì una stretta al cuore. Comprese che nessuno al mondo gli era più vicino, più caro, né aveva per lui uguale importanza. Quella piccola donna senza nulla di notevole, perduta dentro la folla provinciale, con in mano un occhialino qualunque, riempiva in quel momento tutta la sua vita. Essa era per lui l'unica fonte di affanno e di gioia, e la sola felicità ch'egli bramava. Al suono dei poveri strumenti dell'orchestra, dei violini miserabili, egli pensava a lei, a com'era bella. Pensava e fantasticava.

Entrò con Anna Sergèevna un giovanotto molto alto, corpulento, un po' curvo, dalle basette corte, e le si sedette a fianco; a ogni passo dondolava la testa come salutasse qualcuno. Doveva essere il marito, cui una volta a Jàlta, nello sfogo di un sentimento di amarezza, Anna Sergèevna aveva dato la qualifica di lacchè. E veramente, con quella sua lunga figura e le basette, la testa leggermente calva, il suo aspetto poteva somigliare a quello di un cameriere; aveva un sorriso dolce, e il distintivo universitario che gli brillava all'occhiello somigliava al numero che portano i camerieri dei ristoranti.

Al primo intermezzo andò nel fumoir, e Anna Sergèevna rimase al suo posto. Gùrov, che pure aveva una poltrona d'orchestra, si avvicinò a lei e disse, sforzandosi di sorridere, ma con una voce che tremava:

«Vi saluto.»

Essa gettò uno sguardo su di lui e impallidì; lo guardò di nuovo, con terrore, non credendo ai suoi occhi; e con la mano strinse forte il ventaglio e l'occhialino. Era evidente che lottava perché le sue forze non venissero meno. Tacquero ambedue. Essa rimaneva seduta; e lui, in piedi, sgomentato dal suo turbamento, non osava sedersi vicino. I violini e il flauto accordati finalmente, presero a suonare; e d'un tratto Anna Sergèevna e Gùrov si sentirono invadere dalla paura. Sembrò loro che li guardassero da tutti i palchi.

Essa allora si alzò e si diresse precipitosa all'uscita. Lui la seguì. E camminarono storditi per i corridoi, salendo e scendendo le scale; una folla di magistrati, professori o funzionari del ministero degli appannaggi, tutti in uniforme con distintivi, passava davanti a loro. Si accorgevano, dai vestiti, dalle pellicce, delle signore; sentirono una forte corrente d'aria che portava un odore di mozziconi di sigarette buttate. E Gùrov, a cui il cuore batteva sino a spezzarsi, pensava: «Che martirio, che sofferenza! Mio Dio, perché tutte queste persone, questa orchestra?»

Ricordò a un tratto che la sera in cui aveva accompagnato Anna Sergèevna alla stazione, egli s'era detto che ogni cosa era finita fra loro, che mai più si sarebbero riveduti. Invece, com'erano lontani ancora dalla fine!

Dinanzi a una piccola scala stretta e buia su cui era scritto: «Entrata all'anfiteatro», Anna Sergèevna si fermò.

«Come mi avete fatto paura!» disse respirando a fatica, pallida ancora e stupefatta; «ne sono quasi morta! Perchè siete venuto?»

Più su, nel pianerottolo, due liceali fumavano delle sigarette e li guardavano; ma Gùrov, perdendo la testa, attirò a sé Anna Sergèevna e le coprì di baci la persona, il collo, le mani.

«Che fate! Che fate! » gli disse lei atterrita, respingendolo. «Siamo pazzi tutti e due! Partite questa sera stessa, subito! Ve ne scongiuro, per quel che avete di più sacro. Ve ne supplico! C'è qualcuno.»

Qualcuno, invero, saliva le scale.

«Bisogna che voi partiate,» mormorò Anna Sergèevna.

«Capite, Dmìtrij Dmìtric? Verrò a vedervi a Mosca. Non sono stata mai felice, non lo sono e non lo sarò mai; non fatemi dunque soffrire ancora di più! Vi giuro verrò da voi a Mosca. Ma ora, separiamoci! Mio amore, mio amato, lasciatemi!»

Gli serrò le mani e rapida cominciò a scendere le scale, continuamente volgendosi verso di lui; e si poteva vedere dai suoi occhi che, veramente, essa non era felice. Gùrov rimase un istante fermo, in ascolto. Quando non sentì più nulla, si recò al guardaroba e uscì dal teatro.

 

IV

 

Anna Sergèevna andò periodicamente a trovarlo a Mosca. Ogni due o tre mesi partiva da S... dicendo al marito che andava a consultare a Mosca un grande specialista per le malattie delle donne. Il marito le credeva e non le credeva. Giunta a Mosca, scendeva all'albergo «II Bazar Slavo» e mandava un fattorino ad avvertire Gùrov. Questi la raggiungeva, e nessuno ne sapeva nulla.

Un mattino d'inverno, mentre si recava da lei (il fattorino era venuto la sera innanzi, ma non l'aveva trovato) Gùrov accompagnava la figlia al liceo, che era sulla stradà. La neve cadeva a grosse falde.

«Abbiamo tre gradi sopra zero e tuttavia, vedi, nevica,» diceva a sua figlia. «Questo perché solo la superficie della terra è calda, mentre negli strati alti dell'atmosfera la temperatura è diversa. »

«Papa, perché d'inverno non si sente il tuono?»

Gùrov spiegò anche questo. Parlava e pensava che, ecco, era lì sul punto di recarsi ad un appuntamento d'amore, e nessuno, nessuna anima viva lo sapeva, né probabilmente lo avrebbe mai saputo. Egli aveva due vite: una in piena luce, che vedeva e conosceva chiunque volesse, vita piena di verità e menzogne convenzionali; e un'altra che si svolgeva in segreto. E per una strana coincidenza di circostanze, forse casuale, tutto ciò che era per lui importante, interessante, indispensabile, tutto ciò ch'egli aveva in sé di sincero e di schietto, e formava come il cuore della sua vita, ecco, rimaneva ignorato dagli altri. Al contrario, quel che era menzogna, e l'involucro per così dire cui si copriva - il suo impiego alla banca, ad esempio, le sue discussioni al circolo, i suoi «esseri inferiori», le sue comparse in società con la propria moglie - tutto questo era in piena evidenza. Giudicò gli altri da se stesso, diffidando di ciò che vedeva, e dicendosi che il «velo del mistero», come i veli della notte, copre sempre negli altri la vera vita, quella che conta. Ogni esistenza particolare riposa sul mistero; e forse è un po' la ragione per cui ogni persona perbene tiene tanto a che si rispettino i suoi segreti.

Dopo aver accompagnato la figlia al liceo, Gùrov si recò al «Bazar Slavo». Lasciò da basso la pelliccia, salì, e bussò piano alla porta. Trovò Anna Sergèevna, col suo abito grigio che egli preferiva a tutti gli altri. Il viaggio e l'attesa l'avevano stancata; attendeva dal giorno prima; era pallida, e lo guardò senza sorridere. Appena fu entrato, venne a rannicchiarsi contro il suo petto; il loro bacio fu lungo e lento, come non si fossero visti da due anni.

«Ebbene,» le chiese, «che c'è di nuovo, laggiù?»

«Aspetta, te lo dirò. Per il momento non posso.»

Le lagrime le impedivano di parlare. Si volse e portò il fazzoletto agli occhi.

«Lasciamo che si sfoghi,» pensò lui. «Intanto mi siedo», e si accomodò in una poltrona.

Poi suonò e fece portare del té. Mentre lo prendeva, essa rimaneva in piedi, voltata dalla parte della finestra.

Piangeva per l'agitazione, per l'amara coscienza della loro vita così penosa; non si vedevano se non di nascosto, dovevano nascondersi come dei ladri. Le loro due vite non erano spezzate?

«Via, via, smetti di piangere,» egli le disse.

Era chiaro per lui che il loro amore non sarebbe finito così presto. Anna Sergèevna si attaccava a lui sempre di più, lo adorava, e sarebbe stato insensato dirle che il loro amore sarebbe finito. Non ci avrebbe creduto. Le si avvicinò e la prese tra le braccia; la coprì di carezze, la consolò; e scorse sé, d'improvviso, nello specchio. Il suo capo cominciava a incanutire. Fu colpito nel vedersi tanto invecchiato e imbruttito, in quei pochi ultimi anni: le spalle di Anna Sergèevna, che sentiva sotto le sue mani, erano calde e tremanti. Provò compassione per quella vita ancora così calda e così bella che, come la sua, avrebbe cominciato ben presto, in maniera evidente, ad appassire e avvizzire. Perché lei lo amava tanto? Egli era sempre apparso alle donne diverso da quello che era. Non era lui che esse amavano, ma un essere creato dalla loro immaginazione e ch'esse cercavano, avidamente, in tutta la loro vita. Dopo, pur accorgendosi del loro errore, continuavano lo stesso ad amarlo; e non una era stata felice con lui. Il tempo passava; egli faceva nuove conquiste; se ne stancava; e non aveva mai amato realmente. Tante cose c'erano state in quelle relazioni, ma amore mai.

Solo adesso che la sua testa diveniva grigia amava realmente, sul serio; per la prima volta nella sua vita.

Anna Sergèevna e lui si amavano come due esseri molto vicini l'uno all'altro, intimi come un marito e una moglie, e come due teneri amici. Sembrava loro che la sorte li avesse destinati l'uno all'altra; ed era incomprensibile che lui fosse ammogliato, lei maritata. Una cosa mostruosa. Erano come due uccelli migratori, maschio e femmina, presi insieme, e messi in due gabbie separate. Si perdonavano vicendevolmente tutto ciò di cui si vergognavano nel loro passato, e sentivano che il loro amore li aveva entrambi trasformati.

Un tempo, Gùrov si consolava, nei momenti di tristezza, con ogni sorta di argomenti che gli venivano in testa; ma ora non pensava più a ragionare. Provava una profonda compassione; voleva essere sincero e tenero.

«Via, smetti di piangere, povera cara,» disse; «hai pianto abbastanza. Parliamo un po', troveremo quale cosa.»

Discorsero lungamente, discutendo sul modo di non avere più da nascondersi di continuo, da mentire, da vivere in due città diverse, divisi così a lungo l'uno dall'altra; e di rompere tutti quegli insopportabili ostacoli. Come fare? chiedeva lui disperato: come?

E sembrava loro che, ancora un poco, e la soluzione si sarebbe trovata; e allora avrebbe avuto inizio una vita nuova e bella. Era chiaro però, a ciascuno, che erano lontani lontani dall'arrivarci; e che il più difficile, il più complicato, era appena cominciato.

 

(1)   Zuppa di cavolo acido, carne, cetrioli.

(2)   Spesso, negli alberghi, i portieri, i capocamerieri, ecc., erano svizzeri o tedeschi







permalink | inviato da girmi il 2/12/2009 alle 22:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia
novembre   <<  1 | 2  >>   gennaio
Cerca
Feed
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Feed
blog letto 1 volte